Trichet: la minaccia dei prezzi parte dalle economie emergenti

BASILEA. Dal nostro inviato
Uniti contro l'inflazione. I banchieri centrali del Global economic forum vogliono apparire così. Anche se la Fed corre su un'altra strada, anche se nei paesi emergenti la stretta è timida. Il presidente dell'organismo di Basilea, Jean-Claude Trichet, non ha potuto fare altro, allora, che ripetere il messaggio di sempre; ma gli accenti nuovi non mancano.
Il centro del discorso è lo stesso: «Occorre ancorare le aspettative di inflazione», e su questo punto, spiega, «c'è un'assoluta unità di intenti» anche se «le scelte sono diverse». Trichet insiste fino alla noia su questo punto, in conferenza stampa, per contrastare i tentativi di fargli ammettere che la Fed o le banche asiatiche seguono una politica troppo espansiva. Si limita a dire che «è negli Emergenti che si vedono le minacce all'inflazione».
È qui, si può concludere, che occorrerebbero scelte aggressive. Anche nel lungo termine. Trichet ha ricordato in una chiave un po' nuova la necessità di affrontare gli squilibri globali e ribilanciare «le politiche macro, una delle condizioni perché l'economia globale sia sostenibile nel senso di non inflazionistica e bilanciata». È facile indovinare dietro queste parole Stati Uniti e Cina; e quando Trichet spiega che occorre sostenere la domanda interna dei paesi in surplus e i risparmi in quelli in deficit, non si può che pensare ai due giganti. È il gioco esplosivo di una politica monetaria ultraespansiva a Washington e un cambio quasi fisso a Pechino che crea una giostra dell'inflazione, in cui le pressioni sui prezzi rimbalzano da un'economia all'altra.
«Non è un quadro nuovo», insiste però Trichet, e il suo messaggio sembra davvero ricopiato dai summit precedenti: al traino sono i paesi emergenti, che lasciano i paesi ricchi fiduciosi della ripresa, anche se non mancano incertezze alle quali occorre rispondere con una sana politica fiscale «in ogni segmento dell'economia globale». È cambiato, però, il contesto in cui cadono queste parole; e in più il presidente della Bce ci mette un po' del suo: «Abbiamo discusso diversi argomenti - ha aggiunto - e sono rimasto colpito nel vedere che diversi colleghi sollevavano il tema dell'importanza dell'analisi dei rischi sistemici e della vigilanza macroprudenziale, sia tra i paesi avanzati che emergenti». Parole arcane, dalle quali emerge il tema degli effetti dell'eccesso di liquidità, delle distorsioni create da tassi tenuti troppo bassi troppo a lungo.
Inutile però chiedergli se sia il diluvio monetario a spingere i prezzi del petrolio: Trichet si rifiuta di rispondere, così come non dice - anche se nel summit si è valutata la «persistenza» dei rincari - se a sostenere greggio e materie prime ci sia una domanda più alta. Solo per gli alimentari dice che i rialzi sembrano durevoli anche se i banchieri centrali «hanno la sensazione che con appropriati incentivi, nel medio-lungo termine l'offerta potrà esaudire la domanda che aumenterà in modo molto, molto, molto significativo». E le speranze sono tutte riposte nell'Africa. Per gli altri mercati, «dipende dalla singola commodity o dal prezzo». Di più Trichet non può dire: «Non abbiamo altri messaggi», la situazione è ancora incerta.
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08/03/2011