Tremonti: con la Cina dialogo a tre

PECHINO. Dal nostro inviato
L'aveva detto a chiare lettere un anno fa esatto, quando varcò per la prima volta i cancelli della scuola del partito comunista cinese: «I tavoli a due gambe non stanno in piedi: meglio dunque provare a costruirne uno più stabile con tre gambe». L'ha ripetuto ieri, parlando alla stessa platea, aprendo i lavori del primo «China, Europe, Us Trialogue», un incontro internazionale organizzato dall'Aspen Institute in collaborazione con l'ateneo riservato ai quadri del Pcc. «L'idea di questo vertice trilaterale mi era venuta l'anno scorso, quando venni qui a tenere una lezione», ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ieri a Pechino al termine dei lavori che hanno inaugurato il nuovo forum tra Europa, Cina, e Stati Uniti.
La proposta è piaciuta alla scuola del partito comunista cinese, così si è arrivati alla prima di ieri. «Il fatto che siamo riuniti in questa sede - ha spiegato Tremonti in qualità di presidente di Aspen Institute Italia - è molto significativo. Aprendo le porte alla nostra iniziativa la Cina dimostra che vuole preparare i suoi giovani al dialogo».
Una Cina, ha sottolineato il ministro, pronta ad assumersi le sue responsabilità. E a occupare il posto che le spetta nel nuovo ordine planetario: la nuova superpotenza asiatica che di fatto sta soppiantando il Giappone (anche se nessuno l'ha detto esplicitamente). «Il mondo è radicalmente cambiato e non sappiamo quale sarà il risultato di questo mutamento» ha aggiunto Tremonti. «Il G-7 - ha avvertito - rappresentava l'80% della ricchezza mondiale, ed era unificato da una lingua, l'inglese; da una moneta, il dollaro; e da un sistema politico di riferimento, la democrazia. Il G-20 di oggi rappresenta sempre l'80% della ricchezza mondiale, ma non è più governato da quei codici. È come se un vecchio computer rigido, chiuso e verticale fosse stato sostituito da un nuovo computer flessibile, interattivo e orizzontale».
La prima trilaterale sotto l'egida della Cina ha affrontato (a porte chiuse, secondo la prassi consolidata di questo genere di consessi internazionali) tutti i temi di politica, geopolitica ed economia cruciali per gli equilibri mondiali. «I cinesi vogliono trovare soluzioni a tutti i problemi aperti», ha spiegato John Elkann, presidente di Fiat e vicepresidente di Aspen Institute Italia, al termine dei lavori.
Si è parlato di ripresa, finanza, energia e di crisi nella penisola coreana. Cosa vi siete detti? «Può sembrare surreale, ma non possiamo svelare il contenuto delle discussioni», ha ammesso Tremonti, liquidando il tema delle guerre valutarie con una battuta. «La volatilità - ha detto il ministro dell'Economia - è una parola che appartiene al vecchio mondo, quando i destini delle valute erano nelle mani degli gnomi di Zurigo. Oggi non è più così perché dietro le monete si muovono masse continentali, che sono espressione di forze politiche e geopolitiche. Ecco perché il governo delle valute non è più un affare da banche centrali: l'ultima volta che ci hanno provato, a Boca Raton, non fu certo un successo».
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04/12/2010