Trasparenza in agenzia

Non bisogna stupirsi se le Autorità americane hanno negato all'agenzia di rating cinese Dagong l'autorizzazione ad operare sul suolo statunitense. Basta leggere il documento che la Sec, lo sceriffo dei mercati a stelle e strisce, ha diramato la scorsa settimana per capirlo: Dagong non soddisfa i requisiti minimi di trasparenza chiesti alle agenzie di rating negli Usa. Le dietrologie dietro il veto Usa possono essere tante, e le veementi proteste di Dagong lo dimostrano. Ma il fatto è uno solo: Dagong per operare sui mercati internazionali deve rispettare le regole internazionali. E, almeno a prima vista, qualche dubbio che questo non accada c'è. È per esempio curioso che Dagong stessa affermi che l'autorizzazione a operare negli Stati Uniti gli serva per «tutelare l'interesse della Cina creditrice degli Usa». Ma come: un'agenzia di rating dovrebbe essere un giudice imparziale e non un "avvocato" di parte. È vero che la triade Moody's, S&P e Fitch non è stata impeccabile ed è vero che nuove agenzie di rating potrebbero migliorare la trasparenza. Ma se sono le agenzie le prime a non essere trasparenti, allora siamo punto e a capo.

28/09/2010