TRA RITUALISMO E MODERNIZZAZIONE

TRA RITUALISMO  E MODERNIZZAZIONE

Roma, 25 nov. 09 - Tre domande potrebbero guidare nella lettura dell'ultimo libro del Prof. Luigi Moccia (docente di Diritto comparato e titolare della cattedra Jean Monnet presso l'Università di Roma Tre, dove ha fondato e tuttora guida il Centro studi e documentazione sulla Cina): la prima "Cos'è il diritto?", la seconda "Chi fa il diritto?", la terza "A cosa serve il diritto?". Procedendo con ordine, come ci insegnavano i latini, "ubi societas, ubi ius"; quindi il diritto come insieme di norme, tradizioni, costumi, consuetudini che regolano i rapporti tra i membri di una società; come pilastro su cui si regge la società stessa, con la naturale implicazione che la socialità del diritto sottintende la giuridicità del sociale. Ne consegue che il diritto è al contempo universale e relativo e per questo è necessario suddividerlo secondo delle tassonomie per poterlo conoscere. Restringendo il campo d'indagine alla realtà cinese, il diritto si potrebbe definire allora di tipo laico ma, al contempo, intriso di un elemento peculiare e caratterizzante a tal punto da renderlo suis generis: il "principio della legalità socialista" (principio secondo cui la legge promulgata dalle autorità competenti può essere contrastata dal Partito Comunista Cinese nella sua funzione di "custode" della "sacralità dell'ideologia"). Sintetizzando l'analisi del Prof. Moccia, "le matrici del diritto in Cina sarebbero sostanzialmente due: da un lato, la grande civiltà sinica – di cui la tradizione confuciana è caposaldo – che ha posto le basi per una società capace di autoregolarsi tramite un complesso e interconnesso sistema che spazia dalle consuetudini alle genealogie, dai riti all'educazione; dall'altra, il potere politico onnipresente". Infine, tornando ai tre interrogativi iniziali, la funzione. Tradizionalmente il diritto è inteso come limite al potere (poiché nessun potere sovrano è mai così sovrano da sovrastarlo); come massimo tetto di garanzia per la legittimazione del potere stesso all'interno della società. Ma attualizzando la domanda e limitandola al caso cinese: a cosa serve il diritto nella Cina contemporanea? Indubbiamente ad inglobarla nel sistema internazionale, rendendola un omogeneo player della realtà globalizzata, e a traghettarla verso la modernità. In particolare, abbiamo chiesto al Prof. Moccia quale sia l'identità della Cina di oggi. "Un'identità forte, poiché attinge a una storia lunga e densa di caratteri identitari e si riconosce nella continuità territoriale e politica e; una realtà in transizione poiché chiamata a confrontarsi – non diversamente dalle altre nazioni – con le sfide e le problematiche del nostro tempo. Il cammino verso la modernità non può che rivelarsi lungo e accidentato, tuttavia il diritto può costituirne il punto di forza. Contrariamente alla semplicistica eguaglianza "Mercato = Democrazia" (peraltro largamente smentita dall'evoluzione che la Cina ha seguito negli ultimi trent'anni), la trasformazione "ultima" (la riforma politica) può avvenire attraverso una graduale e progressiva consapevolezza dell'importanza e della centralità del diritto, a partire dalla prima generazione di diritti, quelli individuali".
La presentazione del volume è fissata per domani pomeriggio alle 15.00 presso la Facoltà di Studi Orientali dell'Università " La Sapienza", Via Principe Amedeo, 182/b, Roma. Oltre all'autore e al Professor Masini (Preside della Facoltà di Studi Orientali che ospita l'evento) , interverranno Guido Alpa, Giacomo Marrameo, Franco Mazzei, Maurizio Scarpari.