Tra Chiesa e Pechino dialogo in corso

Tra Pechino e Vaticano non è ancora disgelo, ma il clima sta decisamente migliorando dopo le tensioni dell'anno scorso. Pechino si è tranquillizzata dopo un comunicato conciliante alla fine della riunione sulla Cina che si è svolta questa settimana nella Santa Sede. C'è collaborazione infatti sulla scelta di una decina di nuovi vescovi da decidere nei prossimi mesi. Nelle scorse settimane è stato nominato congiuntamente un vescovo, Jian Shen, della diocesi di Jiangmen, nella provincia meridionale del Guangdong.
In realtà si sta sperimentando un nuovo modello di rapporto fra le parti. Le consultazioni avvengono attraverso Hong Kong e le Filippine. Le autorità centrali di Pechino vogliono restare abbastanza in disparte e gli interlocutori sono le autorità locali. E i cattolici locali spesso non sono molto coerenti e uniti nel favorire questo o quel candidato alla nomina di vescovo.
Un ruolo centrale in questo disgelo, dicono a Pechino, lo sta giocando il nuovo segretario di Propaganda Fidei, l'arcivescovo Savio Hon, originario di Hong Kong. Una sua recente intervista sul quotidiano della Cei Avvenire è stata tradotta e circola liberamente sull'internet cinese con tanto di foto: un evidente occhiolino di Pechino al presule. In altri tempi l'intervista sarebbe stata cancellata e bloccata.
Una spinta fondamentale è stata poi data l'anno scorso da un colloquio tra l'anziano cardinale taiwanese Paolo Shan e il nuovo ministro del Dipartimento affari religiosi Wang Zuo'an. Per Pechino questo colloquio aveva almeno due aspetti, uno di carattere religioso e l'altro riguardava la questione di Taiwan. Pechino voleva assicurarsi che i cattolici taiwanesi non giocassero contro la causa della riunificazione dell'isola con il continente, come sembra avessero fatto una decina di anni fa sostenendo Chen Shui-bian (presidente favorevole a una dichiarazione unilaterale d'indipendenza di Taiwan dal resto della Cina). Inoltre, Pechino voleva che Shan comprendesse le sue ragioni nel sostenere una specie di tregua diplomatica con l'attuale presidente taiwanese Ma Ying-jiu. La Cina infatti non normalizzerà le relazioni diplomatiche con la Santa Sede (che riconosce Taiwan) al fine di sostenere Ma, il quale a sua volta appoggia un processo di riunificazione con la Cina.
Infine c'è la cruciale questione religiosa, su cui Shan, 89 anni, ha toccato le note giuste con Wang dicendo: «La Cina e il Vaticano hanno bisogno di un po' di tempo. Il Governo ha le sue competenze, e la Chiesa cattolica ha le sue. Entrambi devono rispettarsi a vicenda». Tradotto dalle doppie contorsioni cinesi e curiali significava che entrambi devono collaborare nella scelta dei vescovi, e che non ci può essere una scelta unilaterale del Governo.
Per questo suo atteggiamento Shan è stato "premiato" con l'invito per un viaggio di circa una settimana in Cina a partire dal prossimo 4 giugno. Quello potrebbe essere l'inizio, perché altre due importanti visite sono già in programmazione. A loro volta questo dovrebbe cominciare a sciogliere alcuni dei nodi sul tappeto. Rimane infatti la doppia ferita dell'ordinazione l'anno scorso del vescovo di Chengde, definita dal Vaticano «gravemente illegittima», e poi la scelta di un vescovo, anche questo illegittimo, Ma Yinglin, come presidente della conferenza episcopale cinese. Alcuni a Roma chiedevano che i cattolici colpevoli fossero considerati "scismatici", cosa che avrebbe avvelenato i rapporti con Pechino.
Le prossime settimane non saranno però tranquillissime. Il nuovo modello di rapporti dà maggiore potere di fatto alle sezioni locali dell'Associazione cattolica patriottica, l'organismo costituito dal partito per il controllo della Chiesa in Cina. Tra le prossime ordinazioni, due o tre sembra che non siano state ancora concordate tra Roma e Pechino. E non si sa se le autorità locali aspetteranno, come chiede Roma, o invece si affretteranno, giocando proprio a esacerbare i rapporti bilaterali.
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20/04/2011