Torta da 100 miliardi spartita tra pochi

La multa da 649 milioni di euro affibbiata dalla Commissione europea alle sei sorelle asiatiche non sorprende. E per almeno tre motivi.
Il primo: che il mercato degli schermi Lcd sia in mano a pochi produttori al mondo e che questi siano coreani, taiwanesi e giapponesi è un dato oggettivo, certificato (da tempo) dai dati di vendita. Il secondo: un provvedimento simile a quello ufficializzato ieri da Bruxelles era stato deciso nel 2008, quando a finire sotto la scure del dipartimento di Giustizia Usa furono Lg Display, Chunghwa e Sharp, cui venne imposta un'ammenda complessiva di 585 milioni di dollari. Colossi come At&T, Nokia e Dell hanno fatto inoltre causa, fra il 2009 e l'inizio del 2010, alle varie Samsung, LG Display, Sharp, Hitachi, Toshiba e altri ancora accusandole di aver stabilito a tavolino i prezzi dei pannelli Lcd utilizzati nei loro prodotti. Il terzo: che il (presunto) cartello sia nella sostanza una faccia delle strategie commerciali di queste aziende lo si può desumere anche dal fatto che le alleanze fra le grandi firme asiatiche dell'elettronica di consumo per la produzione congiunta di pannelli, anche sottoforma di vere e proprie joint venture (vedi Sony con Sharp o Sony con Samsung), non sono una rarità. Anzi. Poter fissare, fra pochi eletti, i prezzi di vendita della materia prima più importante significa, per alcuni aspetti almeno, aver in mano i destini del mercato di televisori, notebook, netbook e tablet e dei monitor per pc.
Il mercato dei pannelli Lcd vale nell'ordine dei 25 miliardi di dollari a trimestre, frutto di circa 160 milioni di unità spedite ai vari produttori. Stando alle previsioni di DisplaySearch, il giro d'affari globale di questo comparto toccherà nel secondo semestre di quest'anno i 47,5 miliardi di dollari (in crescita del 20,9%) e alla fine dei primi sei mesi del 2011 sfiorerà i 44 miliardi di dollari. Le proiezioni degli analisti indicano che il traguardo dei 100 miliardi di dollari l'anno è ormai prossimo.
In questo scenario le due big coreane, Samsung Electronics (fortissima nei pannelli per tv e in quelli a tecnologia Led in particolare) e Lg Display (che domina nel campo degli schermi per pc portatili e per le tavolette in stile iPad) giocano da assolute protagoniste. Occupano stabilmente le prime due posizioni del ranking e, stando alle stime di DisplaySearch, arriveranno a fare proprie nel primo semestre dell'anno prossimo il 52,5% (26,9% appannaggio della prima e 25,6% per la seconda) delle vendite globali di pannelli a cristalli liquidi, incrementando la loro quota di mercato congiunta del 6,1% rispetto al 2010. Dietro di loro le solite note taiwanesi e giapponesi, vale e dire Sharp, Au Optronics e Chimei.
L'ottima salute di cui gode il comparto dei tv Lcd (nel 2010 il mercato salirà del 20% per complessivi 170 milioni di apparecchi venduti nel mondo, di cui circa 20 milioni a tecnologia Led), unitamente al boom dei tablet e alla tenuta di domanda dei pc portatili, lascia sulla carta in una botte di ferro i produttori di pannelli a cristalli liquidi asiatici.
Più che le decisioni e le multe delle autorità antitrust americane ed europee, a minacciarne l'egemonia potrebbero essere le aziende cinesi. Secondo alcuni analisti, sarà proprio la Cina a fare da ago della bilancia dell'industria degli schermi Lcd nei prossimi anni per il semplice motivo che sono molti i produttori locali pronti a schiacciare sull'acceleratore sfruttando condizioni (a partire da incentivi economici statali legati al business correlato del mercato immobiliare) assai favorevoli.
I nomi più gettonati sono al momento quelli di Changhong, Skyworth e Haier, aziende pronte a cavalcare con ogni mezzo la domanda inarrestabile di tv a schermo piatto e computer a tavoletta.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

09/12/2010