Tokyo resiste al sorpasso cinese

Stefano Carrer
TOKYO
Per il sorpasso Pechino-Tokyo, occorrerà attendere ancora alcuni mesi: con un progresso dell'1,1% sul trimestre precedente - pari a un ritmo annualizzato del 4,6% - l'economia del Giappone ha registrato una performance superiore alle attese nel periodo ottobre-dicembre 2009 e, in termini nominali, è riuscita a non farsi superare da quella della Cina. Anche in termini reali, considerando l'inflazione, il Giappone è ancora la seconda economia del mondo, mentre a parità di potere d'acquisto il sorpasso da parte della Cina c'è già stato da quasi dieci anni.
Il prodotto interno lordo nipponico si è attestato all'equivalente di 5.085 miliardi di dollari, contro i 4.909 miliardi di dollari dichiarati da Pechino. Il trend storico e tutte le previsioni indicano però che la Cina potrebbe piazzarsi alle spalle degli Stati Uniti già alla fine del primo semestre.
Tokyo è reduce da due anni a passo di gambero: dopo un calo dell'1,2% nel 2008, ha terminato l'anno scorso con una contrazione del Pil del 5% reale e del 6% nominale, il risultato più negativo da quando le statistiche hanno cominciato a essere elaborate (nel 1955); performance tanto più deludente in quanto il precedente record di contrazione del Pil, nel 1998, si era limitato al 2 per cento. Per il 2010, le attese si collocano in un'area tra l'1,5 e l'1,8% (o nell'ipotesi più ottimistica al 2%), con un rallentamento previsto nel primo semestre e una potenziale accelerazione nella seconda metà dell'anno. La Cina, dopo aver chiuso il 2009 con un Pil in avanzata dell'8,7% - trainato da un ultimo trimestre a +10,7% - è attesa in crescita quest'anno oltre il 10% (secondo vari analisti, all'11%).
Le incognite congiunturali toccano il Giappone (tasso di cambio dello yen compreso) e non mancano anche intorno a Pechino, come dimostrato dai timori diffusisi sui mercati per la stretta sulle riserve bancarie varata venerdì scorso. La logica dei numeri, comunque, segnala un testa a testa già nel secondo trimestre di quest'anno, in vista di una umiliazione storica per il Giappone, che fino a 20 anni fa veniva considerato in predicato di superare gli Stati Uniti magari già a partire dall'anno 2000. Una eventuale rivalutazione del renmimbi, poi, provocherebbe da subito un ampio distacco tra Pechino e una Tokyo che, in fondo, sarà costretta a gradire il sorpasso cinese: le sue stesse prospettive di sviluppo economico dipendono in modo non trascurabile dalla sostenibilità della rapida crescita di quello che è diventato il suo principale partner commerciale.
«Il vero rischio per il Giappone - afferma Azusa Kato, analista di Bnp Paribas - sta nell'eventuale scoppio di una qualche bolla cinese che colpirebbe le esportazioni nipponiche. I dati dell'ultimo trimestre confermano il ruolo fondamentale dell'export nella fuoriuscita del paese dalla recessione, anche se per la prima volta dall'inizio del 2008 la domanda interna ha dato un suo contributo positivo (+0,6%) alla ripresa del Pil. I consumi privati, spinti dai precedenti pacchetti di stimolo all'economia, dovrebbero segnare il passo prima di nuove elargizioni alle famiglie - promessa elettorale-chiave del nuovo governo - attese intorno alla metà dell'anno. Tra i segnali più preoccupanti, spiccano le pressioni deflazionistiche: un calo record del 3% del deflatore del Pil indica che il gap nel sistema tra offerta e domanda sta continuando ad aumentare.
«Si intravede un bagliore di luce tra le nuvole, ma non possiamo certo sederci sugli allori», ha dichiarato il ministro delle Finanze, Naoto Kan, riferendosi in particolare alla situazione del mercato del lavoro e alle incertezze sulla domanda esterna. Il primo ministro Yukio Hatoyama - correggendo in parte le impressioni suscitate da Kan - ha poi escluso che nel corso del suo mandato sia aumentata l'imposta sui consumi per frenare l'esplosione del debito pubblico.
L'ufficio di gabinetto ha cominciato a utilizzare metodi più attendibili per l'elaborazione delle statistiche economiche. Resta lo scandalo della divaricazione tra le statistiche preliminari e quelle definitive: nel terzo trimestre 2009 era stato annunciato un aumento del Pil dell'1,2% sul trimestre precedente, poi rivisto a dicembre a un modesto +0,3% e ieri a una crescita zero. Il governo ora dichiara di aver migliorato la raccolta dati sul versante della produzione, anche se per quanto riguarda gli investimenti si dovrà attendere l'estate per l'arrivo di sistemi più accurati di rilevazione.
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16/02/2010