Toh, chi si rivede! La Wto esiste ancora

La Cina è un grande Paese ma passerà ancora molta acqua sotto i ponti prima che diventi un campione dei diritti. Da qualche mese i lavoratori hanno iniziato sotterranee proteste che talvolta sfociano in manifestazioni eclatanti (come i camionisti di Shanghai) per il riconoscimento di diritti e salari più alti. È noto come il Governo utilizzi la leva della svalutazione del cambio dello yuan per favorire le esportazioni. E che utilizzi i dazi per frenare l'import e l'export di prodotti sensibili. Il caso più clamoroso è quello delle terre rare, le materie prime tanto introvabili quanto necessarie nella lavorazione delle più svariate componenti per la meccanica e l'elettronica. La Cina le produce e con un sistema di dazi all'export se le tiene ben strette. Un comportamento in spregio anche al panel di regole preliminari sottoscritte da Pechino per entrare nella Wto e infrante ancor prima di approdare nel club. Sono anni che imprese e Governi lo denunciano. Ieri se n'è accorta perfino la Wto stessa che si è svegliata da un lungo torpore in cui era caduta da quando non si parla più del Doha Round (chi lo ricordava?). È arrivata una censura della Cina, servita più che altro a dimostrare al mondo che la Wto esiste ancora. Almeno sulla carta.

06/07/2011