TOCHINA AI NASTRI DI PARTENZA

TOCHINA AI NASTRI DI PARTENZA

Torino, 27 giu. - Trentatre partecipanti da quattordici paesi; dodici relatori provenienti da tre continenti; undici giornate per un totale di quattordici lectures, quattro "conversazioni" e quattro seminari; e poi visite, momenti conviviali. E un esame finale. Sono questi i numeri dell'edizione 2011 di TOChina, la summer school organizzata dalla facoltà di Scienze politiche dell'Università di Torino con il supporto della Fondazione CRT che apre i battenti lunedì 27 giugno. Un programma senza eguali in Europa che affronta la Cina contemporanea dal punto di vista della politica internazionale, mettendo in contatto giovani studenti e professionisti interessati all'area Cina con alcuni tra i maggiori esperti e analisti al mondo, il tutto in un ambiente intimo e stimolante e con la certezza di stringere legami che dureranno nel tempo.

 

Il programma e i docenti

 

In aula, assicura Giovanni Andornino, ricercatore e docente di Relazioni internazionali dell'Asia orientale dall'Università di Torino e coordinatore scientifico della summer school, «si troveranno alcuni tra i maggiori pensatori del mondo, che analizzano la Cina partendo da milieu culturali e scientifici differenti, riuniti per una volta nella stessa città. E al termine delle lezioni ci sarà grande spazio per il networking e per dialogare con i relatori sui progetti di ricerca avviati nei loro Paesi, sulle opportunità accademiche e non solo».

 

La quinta edizione avrà tra i relatori sinologi, economisti, esperti di politica e di studi internazionali  di altissimo livello, come Richard Baum (studioso di scienza politica della UCLA di Berkeley), Ashley Tellis (analista politico ed esperto di sicurezza internazionale, Cina e India, con un passato al Dipartimento di Stato americano), Kent Deng (economista della London School of Economics), Wang Yiwei (esperto di politica internazionale della Fudan University di Shanghai), Anja Senz (esperta di studi sociali sulla Cina e direttrice dell'Istituto Confucio di Duisburg), e ancora Kerry Brown (direttore del progetto Asia del think tank Chatham House) e Jasim Al-Hosani (studioso dello Emirates Center for Strategis Studies and Reform di Abu Dhabi), che porterà così anche il punto di vista mediorientale sulla Cina, sempre più strategico nel quadro delle rivolte che stanno cambiando il profilo dell'area.

 

Le lezioni, rigorosamente in inglese, garantiscono un approccio originale al pianeta Cina: «L'idea di questa summer school - spiega Andornino - è nata dalla consapevolezza che in Italia esistono esperienze storiche di alto profilo nel campo della sinologia classica, ma non occasioni per guardare alla Cina dal punto di vista della politica internazionale, osservandola nel contesto regionale, interpretando i fenomeni legati alla sua crescita economica in un quadro di politica economica internazionale, capendo il peso della Cina nel mondo e misurando gli effetti di questi fenomeni sulle dinamiche sociali interne».

 

Il contenuto delle sessioni in programma spazia dalle implicazioni regionali e globali della "ascesa cinese" (Richard Baum) alle sfide interne ed esterne alla leadership del Partito comunista nella fase di transizione (Kerry Brown); dalla politica economica cinese negli ultimi due secoli (Kent Deng) al soft power cinese in Asia orientale (Geun Lee); dalle relazioni bilaterali della Cina con Usa, India, Europa e Italia, ai temi "caldi" della urbanizzazione e dei mercati immobiliari in Cina (Andrew Batson).

 

Sul sito della summer school è possibile scaricare il programma per punti di ciascuna lecture e un breve elenco di letture preliminari consigliate dai relatori per prepararsi al meglio a ciascuna sessione.

 

I partecipanti

 

Le selezioni per la quinta edizione della summer school sono terminate poche settimane fa e solo uno su quattro candidati ce l'ha fatta. «Venticinque sono stati accuratamente scelti attraverso il bando e comprendono studenti post graduates e dottorandi, oppure professionisti provenienti dal settore aziendale o dai media - dice Andornino -. Circa la metà di questi sono italiani che hanno un background di studi sinologici "tradizionali" o che provengono da corsi di economia e di scienze politiche. L'altra metà sono invece stranieri che arrivano da quattordici Paesi (dalla Svezia alla Cina, dalla Bulgaria al Sud Africa, da Singapore alla Francia) e che hanno alle spalle studi di area declinati in diverse discipline». A questi venticinque si è aggiunto per la prima volta un gruppo di studenti specializzati in China studies provenienti dalla Australia National University di Canberra. «Il loro obiettivo è perfezionare le proprie competenze di area per imparare a gestire al meglio le relazioni bilaterali tra i due Paesi. La ANU ci ha chiesto di riservare alcuni posti per loro: saranno quattro e, al termine di TOChina, l'ateneo australiano riconoscerà loro l'equivalente di un esame».

 

Partecipanti "speciali" saranno anche i quattro giovani esperti di Cina provenienti da Asia-Pacifico che con TOChina termineranno un percorso più lungo, curato dall'Università di Torino con partner tedeschi e francesi: «Si tratta del Global Emerging Voices - spiega Andornino -, un programma che porta in Europa un gruppo di giovani emergenti che si occupano di Cina in quelle regioni: la prima tappa è a Berlino, dove entrano in contatto con il punto di vista tedesco sulla Cina; la seconda a Parigi, dove approfondiscono la visione francese su Pechino; la terza a Torino, con le due settimane di summer school, per immergersi anche nel contesto italiano». 

 

I quattro porteranno in aula background culturali e professionali variegati: un commentatore freelance indiano che scrive su una delle più importanti testate del Paese, una ricercatrice cinese di un famoso centro di studi internazionali di Pechino, un giovane professore dell'Università di Nottingham che insegna al campus di Ningbo, in Cina, e un australiano premiato per merito con una borsa del primo ministro australiano. A ognuno di loro spetterà anche una presentazione, sotto la guida di uno dei relatori, per illustrare gli aspetti più interessanti delle proprie ricerche.

 

Porte aperte agli "auditors"

 

Anche se le selezioni per partecipare al programma sono terminate, la summer school offre comunque la possibilità a un numero limitato di "auditors" di partecipare alle lectures, versando un piccolo contributo (50 euro per una sessione, 70 euro per una intera giornata).

 

«Abbiamo già ricevuto alcune richieste soprattutto da dottorandi o da studiosi interessati ad aspetti molto specifici o a entrare in contatto con un determinato relatore», dice Andornino. Per molti, si tratta infatti di una occasione unica per incontrare in Italia studiosi internazionali che rappresentano un punto di riferimento per le proprie ricerche o i propri interessi.

 

Chi volesse candidarsi come "auditor" può fare domanda (entro il 26 giugno) scrivendo una mail all'indirizzo china@to-asia.it e indicando le sessioni a cui desidera partecipare.

 

di Emma Lupano

 

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