TERRE RARE: NUOVI LIMITI PER IL 2011

TERRE RARE: NUOVI LIMITI PER IL 2011

Pechino, 4 apr.- Il Dragone rende note le cifre della produzione di terre rare per il 2011. Secondo quanto comunicato del ministero della Terra e delle Risorse, la Cina ha fissato il tetto massimo a 93.800 tonnellate, il 5% in più rispetto allo scorso anno, rimandando però l'approvazione di licenze per la produzione di tungsteno e antimonio a non prima del 30 giugno 2012. Si tratta del primo vero drastico tentativo del governo cinese per disciplinare il caotico settore dell'industria delle terre rare. Pechino, che aveva aperto il 2011 annunciando un taglio del 35% delle esportazioni nei prossimi sei mesi per un totale di 14.508 tonnellate, ha inoltre precisato che potranno essere estratte fino a 80.400 tonnellate di terre rare "leggere", mentre il limite per quelle "pesanti" sarà di 13.400 tonnellate; una riduzione che ha inevitabilmente soffocato le forniture globali e spinto i prezzi fino a livelli record. A partire dal 1 aprile, inoltre, per l'estrazione di ogni tonnellata di terre rare "leggere" verrà imposta una tassa di 60 yuan, mentre per quella di terre rare "medie"e"pesanti" la tassa sarà di soli 30 yuan.

 

 

Una notizia che ha subito messo in allarme il mercato estero già provato dalla recente impennata dei prezzi delle terre rare e delle azioni delle società ad esse correlate (questo articolo). Dall'inizio del 2011 il costo dei 17 minerali è raddoppiato, mentre i fondi speculativi sembrano minare l'industria  del settore.  Secondo i dati forniti dal Hwabao Security i prezzi dell' ossido di praseodimio e dell'ossido di neodimio, due terre rare "leggere", è salito all'incirca del 120% dalla fine dell'anno scorso, raggiungendo rispettivamente i 459 mila e i 575 mila yuan per tonnellata, mentre un aumento del 104% e dell' 81,5 % è stato registrato per due metalli "pesanti": l'ossido di disprosio e l'ossido di terbio. "Gli speculatori, incuranti della crescita dei costi, hanno comprato tutte le terre rare reperibili sul mercato" ha detto il dirigente di un'importante società produttrice di terre rare della città di Ganzhou nella provincia del Jiangxi, leader del settore insieme a Baotou della provincia autonoma della Mongolia Interna. Secondo il dirigente, dietro ai fittizi acquirenti si nasconde un giro di sciacallaggio, per lo più proveniente dal Wenzhou, nella provincia del  Zhejiang,  volto a speculare sulla sempre più scarsa disponibilità delle terre rare sul mercato internazionale. 

 

 

Le terre rare sono un gruppo di 17 minerali e metalli essenziali nella tecnologia avanzata, come l'elettronica, il nucleare, le energie alternative (auto ibride, turbine a vento), le telecomunicazioni e l'industria aerospaziale, dei quali la Cina soddisfa il 97% della domanda mondiale seguita da Sud Africa, Brasile Stati Uniti e India (questo articolo). Dietro al taglio delle esportazioni stabilito dal governo cinese vi sarebbero ufficialmente motivazioni ambientali: la lavorazione delle terre rare può infatti produrre una grande quantità di sottoprodotti tossici che andrebbero ad aggravare il delicato problema inquinamento (questo articolo).

 

 

Nonostante le intenzioni 'verdi' di Pechino, al di là della Grande Muraglia sono in molti a scommettere che le mosse del Dragone non siano così 'pulite' e che queste restrizioni hanno in realtà poco a che fare con l'ambiente. Più volte infatti la comunità internazionale ha accusato Pechino di strumentalizzare queste risorse, primo fra tutti il Giappone.  Lo scorso novembre Tokyo, impegnato in un lungo braccio di ferro con l'avversario cinese innescato dall'incidente del peschereccio cinese urtato al largo delle isole contese Diaoyu/Sengaku, aveva lamentato un calo nei rifornimenti provenienti dall'Impero di Mezzo (questo articolo)

 

 

di Alessandra Colarizi e Sonia Montrella

 

 

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