TERRE RARE: NUOVA STRETTA DALLA CINA

TERRE RARE: NUOVA  STRETTA DALLA CINA

Pechino, 16 feb.- In arrivo da Pechino una nuova stretta sulle terre rare. La notizia è stata diffusa mercoledì tramite un comunicato emesso dal Consiglio di Stato che annuncia l'entrata in vigore a breve di un regolamento più rigido che limiterebbe ulteriormente il flusso delle esportazioni dei preziosi minerali. "Fisseremo a livelli ragionevoli le quote annuali relative al commercio di terre rare e all'estrazione - si legge nel comunicato -. I valori saranno stabiliti tenendo conto di vari criteri tra cui la disponibilità di risorse a livello nazionale, la produzione, il consumo domestico e la domanda globale". Guerra dichiarata, inoltre, alle attività minerarie illegali e all'inquinamento. Il documento non svela ulteriori dettagli riguardo le politiche in cantiere, salvo spiegare che l'intento è quello di "gettare fondamenta sostenibili e sane per le industrie" e di tutelare l'ambiente e le risorse.

 

Ed è proprio su quest'ultimo punto che la Cina è tornata diverse volte per giustificare le restrizioni messe in atto sulle scorte di minerali rari dirette all'estero. Solo qualche mese fa, infatti,  il ministero del Commercio cinese ha annunciato un taglio di circa il 35% delle quote destinate all'esportazione per i primi sei mesi del 2011(questo articolo). Una misura che il Dragone ha assicurato essere dettata dalla volontà di ridurre l'inquinamento e favorire le produzioni ad alto contenuto tecnologico sul territorio nazionale. Non solo. E' sempre per ridurre l'impatto ambientale che è stato creato il primo gruppo di 11 zone per l'estrazione pianificata di terre rare nella prefettura di Ganzhou (Jiangxi), un'area particolarmente ricca di questi preziosi minerali (questo articolo). A quelle di Ganzhou andranno inoltre ad aggiungersi altre due zone per l'estrazione pianificata di ferro a Panzhihua, nella provincia occidentale del Sichuan. "L'estrazione dei metalli terre rare comporta notevoli costi ambientali con ripercussioni sulle foreste, sul suolo e sui terreni coltivati" ha dichiarato un funzionario del ministero delle Risorse commentando la notizia.

 

Che le terre rare rappresentino una necessità è ormai più che noto: si tratta, infatti, di un gruppo di 17 minerali utilizzati nella produzione di numerosi prodotti high tech quali iPod, Blackberry, ma anche turbine eoliche e componenti per auto ibride. Beni ormai entrati nella quotidianità dei Paesi industrializzati che si ritrovano così a dipendere da Pechino. La Cina detiene circa il 65% delle riserve mondiali di terre rare, ma visti gli elevati costi ambientali connessi all'estrazione - che altri Paesi non sono disposti ad assumersi - il Dragone detiene più del 90% del mercato globale di questi minerali. Attualmente, la domanda mondiale di terre rare ammonta a 110mila tonnellate all'anno, con la Cina che trattiene per sé il 75% della produzione e il resto che viene suddiviso in ordine decrescente tra Giappone, Stati Uniti ed Europa.

 

Nonostante le intenzioni 'verdi' di Pechino, al di là della Grande Muraglia sono in molti a scommettere che le mosse del Dragone non siano così 'pulite' e che queste restrizioni hanno in realtà poco a che fare con l'ambiente. Più volte infatti la comunità internazionale ha accusato Pechino di strumentalizzare queste risorse, primo fra tutti il Giappone.  Lo scorso novembre Tokyo, impegnato in un lungo braccio di ferro con l'avversario cinese innescato dall'incidente del peschereccio cinese urtato al largo delle isole contese Diaoyu/Sengaku, aveva lamentato un calo nei rifornimenti provenienti dall'Impero di Mezzo (questo articolo). A dicembre invece le accuse erano arrivate da Jon Huntsman. L'ambasciatore statunitense in Cina, che di recente ha annunciato di voler lasciare la Cina per concorrere alle presidenziali del 2012, ha intimato Pechino a non usare le terre rare come "arma commerciale". Accuse queste puntualmente rigettate dalla Cina. Intanto per limitare la dipendenza dal Gigante Asiatico e mettere al sicuro le proprie imprese, il Giappone ha già avviato una cooperazione con l'India e la Mongolia  per la ricerca e lo sfruttamento di risorse minerarie. Di pari passo, Tokyo ha ideato un progetto congiunto con gli Stati Uniti per lo sviluppo di materiali alternativi. Ma, almeno per il momento, il Dragone continua a muovere le fila della produzione globale.

 

di Sonia Montrella

 

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