TERRE RARE: ANCORA PIÙ CARE NEL 2011

TERRE RARE: ANCORA  PIÙ CARE NEL 2011

Roma, 14 dic. – La Cina aumenterà le tasse sulle esportazioni di alcune terre rare nel 2011. Lo ha reso noto il Ministero delle Finanze cinese attraverso un comunicato pubblicato sul sito web del governo cinese. Il provvedimento sulle terre rare fa parte dell' annuale manovra di revisione delle imposte sull'import ed export che diventerà operativa dal 1 gennaio. Pur non fornendo dettagli sull'entità delle modifiche, il comunicato ministeriale afferma che resteranno in rigore le tasse relative ad alcune commodities - quali carbone, petrolio greggio, fertilizzanti e metalli non ferrosi  -, mentre il governo provvederà a mantenere basse le tariffe di importazione di 600 materiali e componenti ritenuti importanti per l'industria cinese

 

L'espressione 'terre rare' sta a indicare un gruppo di 17 minerali indispensabili per la produzione di articoli high-tech, schermi per computer, fibre ottiche, superconduttori, macchine ibride e iPod. La Cina, che detiene circa il 60% delle riserve mondiali e il 90% della produzione, è stata più volte accusata dalle principali potenze economiche mondiali di utilizzare l'esportazione di questi minerali come 'strumento politico'. Un'accusa che Pechino ha sempre rigettato. Le polemiche si sono acuite il mese scorso quando il Ministero del Commercio cinese ha fatto sapere che "l'esportazione delle terre rare dalla Cina sarà d'ora in poi severamente regolamentata e inasprita al punto da permettere la spedizione di questi metalli solo verso quei produttori che rispettano gli standard internazionali di tutela ambientale"(leggi questo articolo).

 

Due mesi fa era stata Tokyo a denunciare il blocco delle esportazioni di terre rare  - accusa mai confermata da Pechino  - dopo la vicenda dell'incidente tra un peschereccio cinese e due motovedette giapponesi avvenuto al largo delle isole Diaoyu-Senkaku, arcipelago oggetto di una secolare contesa tra i due Paesi il cui sottosuolo è ricco di petrolio e gas naturale. Il 20 novembre scorso il ministro dell'Economia, del Commercio e dell'Industria giapponese Akihiro Ohata aveva reso noto la ripresa dei rifornimenti di terre rare al Giappone; il flusso di questi preziosi metalli – dopo una lunga "dieta" a cui si sarebbero alternati periodi di vero e proprio embargo - sembra essere sulla via della normalizzazione (leggi questo articolo).

 

Segnali di disgelo arrivano anche dal fronte europeo, con funzionari del governo di Bruxelles che si dicono fiduciosi sulla possibilità che Pechino allenti le maglie del controllo sulle terre rare e si renda disponibile a un dialogo. I colloqui USA-Cina in corso a Washington martedì e mercoledì vedranno il Dragone rispondere a nuovo round di pressioni dalle quali l'Aquila difficilmente potrà astenersi?

 

 

di Melania Quattrociocchi

 

 

 

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