TERRE RARE: ACCORDO PECHINO-PYONGYANG

TERRE RARE: ACCORDO PECHINO-PYONGYANG

Pechino, 9 feb. – La Cina punta a detenere quote sempre maggiori di minerali terre rare: è un'ipotesi che si fa sempre più concreta sull'onda della notizia di un possibile accordo tra Pechino e Corea del Nord per l'estrazione dei minerali e la lavorazione delle riserve di terre rare detenute da Pyongyang.

 

Secondo quanto riportato dall'agenzia sudcoreana Yonhap, l'intesa tra il Ministero del Commercio cinese e  la Joint Venture Investment Committee – l'autorità competente nordcoreana - potrebbe essere siglata il 15 febbraio. Tra i minerali contemplati nell'accordo oro, carbone e carbone antracite per la produzione dell'acciaio. Inoltre, la Cina non esclude la possibilità di stabilire una joint venture ad Hong Kong.

 

La Corea rappresenta uno dei maggiori partner commerciali cinesi, e le sole risorse minerarie costituiscono più del 30% delle esportazioni verso la Cina. Il giro d'affari in questo settore è notevole, se si considera che solo nei primi 11 mesi  dell'anno scorso ha raggiunto oltre 2 miliardi di euro, registrando un incremento del 9,6% del fatturato rispetto al 2008.

 

I minerali terre rare – un gruppo di 17 metalli che occupano i posti più bassi nella Tavola Periodica degli Elementi -, pur essendo più diffusi di quanto non farebbe pensare la loro denominazione sono estremamente pregiati: si tratta di risorse ormai indispensabili per la produzione di un'ampia serie di articoli high tech, dai Blackberry agli iPod, dalle batterie per telefoni cellulari alle turbine eoliche, dai sistemi di controllo dei missili balistici e dei carri armati fino ai motori elettrici per automobili ibride. Che il controllo delle terre rare costituisse un potente strumento nelle mani del governo di Pechino era già emerso negli ultimi mesi in diverse occasioni. Ad agosto Jiangxi Copper Corp e Baoutou, le due aziende leader del settore, avevano annunciato la messa a punto di un meccanismo unificato per determinare i prezzi di queste risorse, contribuendo di fatto a un rialzo dei prezzi a livello mondiale, tanto che tra luglio e dicembre i costi risultavano quasi quadruplicati. Per i primi sei mesi del 2011, inoltre, la Cina ha annunciato un taglio di circa il 35% delle quote destinate all'esportazione (questo articolo), mentre a novembre, nel corso della crisi delle isole Diaoyu-Senkaku tra Tokyo e Pechino, il Giappone ha lamentato un blocco delle esportazioni dalla Cina lungo almeno una settimana, peraltro sempre smentito dalle autorità cinesi (questo articolo) . Fino al 2009 l'Impero di Mezzo aveva garantito la maggior parte delle forniture mondiali di terre rare - la cui estrazione comporta in effetti notevoli costi ambientali che altre nazioni non intendevano sostenere-  ma le nuove restrizioni all'export, secondo Pechino, sono determinate dalla volontà di ridurre l'inquinamento e favorire le produzioni ad alto contenuto tecnologico sul territorio nazionale.

 

La creazione di riserve strategiche potrebbe accelerare la controversia in sede WTO nella quale molti importatori minacciano di trascinare la Cina? In realtà, secondo molti analisti, anche l'esito di un giudizio dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio sarebbe tutt'altro che scontato: il trattato che istituisce l'Organizzazione con base a Ginevra bandisce ogni tipo di divieto o limitazione alla libera circolazione delle merci, comprese le quote di esportazione, ma la regola generale ammette una lunga e complicata serie di eccezioni. Un Paese, ad esempio, può limitare l'esportazione di determinati prodotti «per conservare risorse naturali esauribili», purché però ne limiti contemporaneamente anche la produzione e il consumo locali: cosa che la Cina afferma in effetti di fare (e provare il contrario non sarebbe facile). Non solo. La Wto permette addirittura di restringere l'export di materie prime per rifornire l'industria nazionale, se questo non crea una discriminazione ai danni dei concorrenti stranieri. La frase attribuita a Deng Xiaoping – "Il Medio Oriente ha il petrolio, ma la Cina ha le terre rare"-potrebbe diventare sempre più significativa.

 

 

di Antonio Talia e Anna Rita De Gaetano

 

© Riproduzione riservata