Tagli e addio al Fas: Sviluppo economico sempre più a dieta

Carmine Fotina
ROMA
Con gli imprenditori in missione in Cina è volato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. È lui il capodelegazione, affiancato dal viceministro per il Commercio estero Adolfo Urso, perché dopo 27 giorni dalle dimissioni del titolare dello Sviluppo Claudio Scajola è ancora in corso l'interim di Silvio Berlusconi. Nel frattempo, quello che prima si chiamava ministero delle Attività produttive senza fare troppo notizia è finito nel vortice della manovra: è il dicastero più colpito dai tagli (963 milioni solo nel 2011); ha perso la gestione dei fondi europei e del Fas, passata a Palazzo Chigi; probabilmente perderà di conseguenza anche il coordinamento del piano per il Sud; vede stravolta la norma sulle zone franche urbane lanciata da Scajola; i suoi enti Enea ed Ice dal 2011 avranno risorse dimezzate.
Chi arriverà a via Veneto – sui tempi regna ancora l'incertezza – si ritroverà insomma con le armi un po' spuntate e il portafoglio più leggero. Tanti i nomi che circolano in questi giorni: oltre a Paolo Romani, attuale viceministro, anche Antonio Catricalà, presidente Antitrust, Mario Valducci, presidente commissione Trasporti e tlc della Camera, Antonio Tajani, commissario Ue all'Industria, Massimo Sarmi, Poste italiane. In alcuni casi ipotesi reali, in altri solo suggestioni per un ministero che sta perdendo "appeal" con relativa difficoltà del premier a individuare il nuovo responsabile.
Negli uffici di via Veneto è in corso una valutazione sul possibile impatto dell'articolo 1 sul definanziamento degli stanziamenti non impegnati. Di certo il taglio previsto dalla manovra nell'allegato 1, al netto di possibili rimodulazioni tra missioni di spesa, vale 2,6 miliardi nel triennio di cui oltre 2,4 gravano sulla voce "sviluppo e riequilibrio territoriale" in cui trovano spazio i finanziamenti del Fondo aree sottoutilizzate, il "vaso di Pandora" già assottigliato negli ultimi anni per finanziare interventi ordinari anche al Centro-nord.
Il Fas resterà nello stato di previsione del ministero ma sarà gestito (ed è la novità saliente) dal «presidente del Consiglio dei ministri o il ministro delegato» al quale andrà il controllo complessivo della politica di coesione, inclusi quindi i fondi comunitari. Si vedrà ora a chi andrà il delicato compito: il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto sembra il candidato numero uno.
Questioni che attraggono poco il grande pubblico ma che possono risultare strategiche in considerazione del dibattito in corso a Bruxelles sulla nuova politica di coesione al termine dell'attuale ciclo 2007-2013. L'Italia avrà ancora accesso ai fondi Ue? Chi deciderà i programmi da realizzare sul territorio? Quesiti che vedono impegnato attivamente il Dipartimento per le politiche di sviluppo (Dps), le cui funzioni non dipenderanno più dal ministero dello Sviluppo ma da Palazzo Chigi o, appunto, dal ministro delegato. A quest'ultimo, a ben vedere, potrebbe passare anche il coordinamento del piano per il Mezzogiorno preparato proprio dal Dipartimento per le politiche di sviluppo e congelato da diversi mesi.
I pochi fondi in "cassa", comunque, non sono l'unico rammarico. Dopo un lungo confronto con l'Economia alla fine lo Sviluppo non è riuscito a salvare la formula originaria delle zone franche urbane. Tremonti ha preferito puntare sulle zone a burocrazia zero stabilendo che, nei comuni meridionali interessati, le risorse inizialmente programmate per esenzioni fiscali e contributive vengano assegnate ai sindaci per concedere solo contributi di tipo diretto (ieri è arrivata la protesta dell'Anci con il responsabile Politiche comunitarie Micaela Fanelli).
Stilato questo breve bilancio lo staff dello Sviluppo economico non può che attendere il nuovo ministro. La riforma degli incentivi alle imprese è slittata di ben 18 mesi e, come se non bastasse, in stand by c'è il disegno di legge annuale sulle liberalizzazioni che andrebbe presentato al parlamento entro giugno.
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02/06/2010