SURPLUS: SECONDO RECORD DEL 2010

SURPLUS: SECONDO  RECORD DEL 2010

Roma, 10 nov. – Nuovo surplus da record per il Dragone, che nel mese di ottobre ha conseguito il secondo risultato più forte del 2010. Dopo aver chiuso il mese di settembre con 16,9 miliardi di dollari, nel mese scorso l'avanzo della bilancia commerciale cinese ha subito una nuova impennata, raggiungendo i 27,1 miliardi di dollari: si tratta di una cifra inferiore solo a quella del luglio scorso, quando il valore dell'avanzo aveva toccato i 28.7 miliardi di dollari, destinata ad alimentare nuove polemiche sul tasso di cambio dello yuan. A far decollare ancora il surplus sono stati gli incrementi dell'export (+ 22% rispetto allo stesso mese dello scorso anno) e dell'import (+25% ); in particolare, l'agenzia di stampa di Stato Xinhua ha reso noto che nel mese di ottobre le esportazioni hanno superato i 135,9 miliardi di dollari, mentre le importazioni si sono attestate a 108,8 miliardi. Il risultato supera le aspettative degli analisti, che per il mese scorso avevano previsto un surplus a quota 25 miliardi di dollari.

 

 

La notizia giunge alla vigilia dell'apertura del vertice del G20 che si terrà giovedì e venerdì a Seoul, dove si discuterà di squilibri nelle bilance commerciali e nei tassi di cambio delle valute mondiali. In molti scommettono  che il nuovo record di Pechino tornerà a inasprire il dialogo con Washington, che accusa Pechino di mantenere artificialmente basso lo yuan - tra il 20% e il 30% rispetto al valore reale - , allo scopo di incoraggiare le esportazioni a danno della concorrenza. Il tasso di cambio dello yuan-renminbi, com'è noto, viene fissato dalla Banca centrale di Pechino: dopo quasi due anni di ancoraggio al dollaro per fronteggiare la crisi finanziaria globale, nel giugno scorso la Cina era tornata ad ampliare la banda di oscillazione, generando un apprezzamento sul biglietto verde di circa il 2%. Una modifica che Washington considera irrilevante, ma dalla quale il Dragone non sembra volersi distaccare: "Non possiamo acconsentire ad una rivalutazione repentina perché danneggerebbe i nostri produttori" ha dichiarato qualche settimana fa il premier cinese Wen Jiabao. "L'apprezzamento, inoltre, provocherebbe chiusure a catena negli stabilimenti con licenziamenti e gravi ripercussioni sociali, causando anche l'afflusso di capitali speculativi dall'estero capaci di compromettere la crescita economica".

 

 

Per ora la questione è rimandata all'appuntamento di Seoul, ma alcuni legislatori americani già premono affinché - nel caso in cui Pechino proseguisse per la sua strada senza acconsentire a una nuova riforma del tasso di cambio del renminbi - vengano applicate delle tariffe sui prodotti importati dalla Cina.  

 

 

 

di Sonia Montrella

 

 

 

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