Sul clima il no di Cina e India

Adriana Cerretelli
L'AQUILA. Dal nostro inviato
La barra delle ambizioni era alta. Soprattutto di quelle politiche. L'Europa era approdata al vertice del G-8 all'Aquila decisa a fare scuola nel mondo: tirando la giacca al nuovo ecologismo dell'America di Barak Obama, provando a convincere i grandi emergenti, cioè gli altri grossi inquinatori del pianeta, Cina e India in testa, a partecipare alla crociata contro le emissioni di Co2. Con due obiettivi precisi: bloccare il surriscaldamento del clima non oltre i 2 gradi Celsius rispetto all'epoca pre-industriale e, per questo, mettere nero su bianco l'impegno a ridurre del 50 per cento le emissioni da qui al 2050, con il carico maggiore dei tagli (80 per cento) sulle spalle dei paesi industrializzati.
A 149 giorni dalla conferenza Onu di Copenaghen che dovrà decidere la strategia del dopo-Kyoto, il protocollo che gli americani non hanno mai ratificato, quei numeri inseriti nel comunicato finale del vertice sembravano agli europei il minimo indispensabile per rendere credibile ed efficace l'intera operazione.
E alla fine ce l'hanno fatta a inserire quei numeri nella dichiarazione sul clima del G-8, che da solo rappresenta il 13 per cento della popolazione mondiale e il 40 per cento delle emissioni di Co2.
Una première per il mondo industrializzato, la prima volta di Europa ed America insieme. Un successo politico indiscutibile. Anche se poi la messa in pratica sarà tutta da verificare perché troppo spesso il diavolo sta nei dettagli. Alla fine il successo potrebbe fermarsi all'intesa con gi Usa e infrangersi sul no dei grandi emergenti, Cina e India, che ancora ieri hanno fatto sapere di non essere disposti ad accettare impegni sulle cifre.
Nella dichiarazione sul clima del G-8 c'è la promessa di dimezzare entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra «rispetto al 1990 o ad anni più recenti» e a «ridurre dell'80 per cento o più quelle dei paesi industrializzati per limitare il riscaldamento globale di 2 gradi Celsius». Questa sfida mondiale, si legge, richiede un'azione globale. «Per questo reiteriamo la nostra volontà di condividere con tutti i paesi l'obiettivo di una riduzione di almeno il 50 per cento delle emissioni mondiali entro il 2050 (...) e quello di una riduzione cumulata negli industrializzati dell'80% o più entro il 2050 rispetto al 1990 o ad anni più recenti».
Una frase quest'ultima che è stata la moneta di scambio per indurre l'America di Barack Obama a entrare nella partita. La Casa Bianca ha infatti strappato un primo faticosissimo sì alla Camera dei Rappresentanti per tagli di oltre l'80 per cento però rispetto al 2005. Ora il piano americano dovrà passare per le forche caudine del Senato. Qualsiasi impegno aggiuntivo assunto al G-8 avrebbe potuto mettere a rischio una partita già molto difficile.
Il G-8 ribadisce che la questione del finanziamento resta «centrale» e che per questo le risorse pubbliche vanno combinate con quelle private. Non solo.
La lotta al cambiamento climatico va coniugata con le misure di rilancio dell'economia e con politiche di efficienza e diversificazione delle fonti energetiche. Resta a questo punto da verificare che cosa faranno oggi i paesi emergenti. Senza nemmeno aspettare la riunione congiunta del Mef (Major economies Forum che raccoglie i 16 paesi che insieme fanno l'80% dell'inquinamento del pianeta) Cina e India ieri hanno fatto sapere che non ci stanno a sottoscrivere nessuna cifra. Prima vogliono vedere che cosa i paesi industrializzati riusciranno a fare davvero da qui al 2020. Prima vorrebbero vedere anche gli aiuti finanziari e tecnologici promessi nel 2007 dalla conferenza di Bali e mai arrivati. Se alla fine l'impegno sulle cifre non sarà davvero globale, la credibilità del successo del G-8 ne uscirà inevitabilmente indebolita.
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Gli impegni a favore del clima

Gas serra ridotti del 50% entro il 2050

Ridurre le emissioni
La volontà espressa dagli otto Grandi è quella di «condividere con tutti i Paesi l'obiettivo di ridurre di almeno il 50% le emissioni globali di gas serra entro il 2050».
Il carico maggiore dei tagli , pari all'80% , grava sulle spalle dei paesi industrializzati.
Le principali economie emergenti «devono avviare azioni quantificabili per ridurre collettivamente le emissioni».

Surriscaldamento non oltre i 2 gradi Celsius

Bloccare il surriscaldamento
Il G-8 trova un accordo per limitare il surriscaldamento globale di 2 gradi Celsius
Per la prima volta i Grandi, che rappresentano il 13% della popolazione e il 40% delle emissioni mondiali, adottano un obiettivo che riguarda i Paesi industrializzati
India e Cina sono contrarie a definizioni di target specifici nel documento finale del Mef che si riunisce oggi

Diversificazione del mix energetico

Energia e sviluppo sostenibile
Investimenti nelle infrastrutture energetiche, efficienza energetica, diversificazione delle fonti e innovazione tecnologica sono la chiave per garantire energia sicura, pulita e accessibile.
Essenziale il ruolo delle energie rinnovabili, capaci di rispondere alla doppia sfida di ridurre le emissioni e diminuire il consumo e la dipendenza dai combustibili fossili.

09/07/2009