Sui diritti Pechino non cede

Luca Vinciguerra
PECHINO. Dal nostro inviato
Il clima olimpico non aiuta a distendere le relazioni tra Cina e Stati Uniti. Placatosi il tormentone sul giusto valore dello yuan, stemperatesi le polemiche sulla qualità del made in China, ora ad avvelenare il clima tra Pechino e Washington è il tema sempre più scottante dei diritti umani.
A poche ore dal fischio d'inizio delle Olimpiadi 2008, il presidente americano George W. Bush ha pensato bene di affrontare la delicata questione a modo suo. Vale a dire, prendendola di petto. «Siamo contrari alla detenzione di dissidenti, di sostenitori dei diritti umani e di attivisti religiosi. Gli Stati Uniti pensano che il popolo cinese meriti la libertà, che è un diritto naturale di tutti gli esseri umani». Parole, quelle del presidente americano, pronunciate ieri da Bangkok, ultimo scalo prima del suo arrivo a Pechino, dove oggi presenzierà alla cerimonia d'inaugurazione dei Giochi.
Deciso a togliersi tutti i sassolini dalle scarpe prima di varcare la Grande Muraglia, Bush ha poi rincarato la dose, in un discorso ampiamente anticipato già mercoledì. «Gli Stati Uniti non vogliono parlare di libertà di stampa, libertà di riunione e di diritti dei lavoratori con lo scopo di irritare i leader cinesi, ma perché sono convinti che solo concedendo maggiore libertà al proprio popolo la Cina potrà sviluppare tutto il suo potenziale».
Ma i cinesi, come hanno spesso ripetuto in passato alla Casa Bianca, sulle loro «questioni interne» non amano essere consigliati. Tanto meno dagli Stati Uniti. La Cina si oppone «a qualsiasi parola o a qualsiasi atto finalizzato a interferire negli affari interni di altri Paesi», ha tuonato nel pomeriggio un portavoce del ministero degli Esteri.
Insomma, nonostante le Olimpiadi, Pechino resta arroccata sulla proprie posizioni di sempre. Secondo la nomenklatura, non esiste una concezione universale dei principi sacri e fondanti delle democrazie occidentali, come le libertà di pensiero, di espressione e di culto. Esiste solo un'interpretazione. E l'interpretazione cinese è diversa da quella degli Stati Uniti e dell'Europa. Il problema, secondo Pechino, è tutto qui.
Nei prossimi giorni, probabilmente, il regime avrà modo di accorgersi che non è solo Bush a pensarla così. Le provocazioni di questi giorni (ieri i quattro stranieri che mercoledì avevano esposto lo striscione con scritto «Viva Tibet» sono stati espulsi dalla Cina) rischiano infatti di essere solo l'antipasto di una serie di incidenti analoghi. Ma di maggiore portata emotiva e mediatica, perché saranno inserite direttamente nella cornice olimpica.
A giudicare dal clima che si respira a Pechino in queste ore, nei prossimi quindici giorni potrebbe davvero accadere di tutto. Già oggi, durante la cerimonia d'inaugurazione, qualche atleta straniero potrebbe sventolare una bandiera, mostrare un tatuaggio, fare un semplice gesto, sgraditi al paese organizzatore. Qualcuno, nel prosieguo dell'Olimpiade, potrebbe farlo da una pista, da una piscina o, peggio, dall'alto di un podio. I temi non mancano di certo: il Tibet, lo Xinjiang, il Darfur, i dissidenti politici, civili e religiosi.
Volendo allungare il tiro, come ha fatto ieri Bush, anche la Birmania potrebbe rientrare nelle provocazioni a tema libero. «Il popolo americano - ha ammonito il presidente americano - è profondamente preoccupato per il popolo birmano e sogna che un giorno possa conquistare la libertà». E ha poi aggiunto: «Noi da tempo stiamo dicendo con chiarezza alla Cina che una potenza globale ha il dovere di agire responsabilmente su una serie di problemi che vanno dall'energia, all'ambiente, allo sviluppo dell'Africa».
Dopo questo fiume di polemiche, oggi finalmente si va a cominciare. Tra le due superpotenze, che si contenderanno il primo posto nel medagliere olimpico, il primo scontro (ancora una volta dal sapore politico) sarà subito stasera sulla pista del "nido d'uccello": al portabandiera cinese Yao Ming, l'astro della pallacanestro della Cina, gli americani contrapporranno Lopez Lomong, un mezzofondista ex profugo del Darfur. Che sia stata una scelta casuale?
lucavin@attglobal.net


Le due Coree divise

Gli atleti di Pyongyang e Seul sfileranno separati all'apertura dei Giochi, al contrario di quanto fatto ad Atene e Sydney
(nella foto il cartello di confine tra i due Paesi)

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LA CIFRA

I microgrammi di pm10 per metro cubo d'aria ieri a Pechino In Europa il limite tollerato per le polveri sottili è di 50



08/08/2008