STRAGE DAVANTI UN ASILO, 6 MORTI TRA CUI 2 BIMBI

STRAGE DAVANTI UN ASILO, 6 MORTI TRA CUI 2 BIMBI

Pechino, 14 set. – Almeno sei persone tra cui due bambini sono stati uccisi a colpi d'ascia da un contadino con disturbi mentali. E' accaduto davanti a un asilo di Gongyi, nella provincia centrale dell'Henan. Secondo le autorità locali, un bambino e tre genitori che stavano accompagnando i loro figli sono morti sul colpo mentre un altro bambino e un altro genitore sono deceduti in ospedale per le ferite riportate.  Wang Hongbi, questo il nome dell'assassino trentenne, è stato arrestato dalla polizia.
A poco più di un anno di distanza dall'ultima strage, la Cina è di nuovo sottoshock (questo articolo). Cambia l'assassino, l'arma e il luogo, ma non il bersaglio: i bambini. E il caso riapre nuove polemiche in un Paese in cui lo scorso anno si sono verificati cinque attacchi contro le scuole da parte di squilibrati, con 17 morti di cui 15 bambini. In seguito alle stragi 2 assassini sono stati giustiziati mentre altri 2 si sono tolti la vita. Il sospettato dell'ultima strage è stato condannato a morte nel giugno dello scorso anno. Al bollettino degli attacchi va aggiunto inoltre il caso di Shanghai di un mese fa quando, in un centro di assistenza per i figli di lavoratori migranti, un'impiegata ha sfregiato otto bambini con un taglierino. Fortunatamente nessuno è stato ferito a morte.
Mentre la Cina sprofonda nella paura e le autorità ordinano un ulteriore incremento delle misure di sicurezza nelle scuole, gli esperti si interrogano sulla ragione di tali atrocità. Tra le teorie più accreditate il grosso divario tra ricchi e poveri, una forbice che si allarga sempre di più di anno in anno. Secondo alcuni opinionisti lo squilibrio economico, unito al rapido di sviluppo del Paese e a uno stile di vita condotto a ritmi sempre più serrati, avrebbero prodotto instabilità mentale sui soggetti più a rischio. Uno studio ufficiale del 2009 rivela che sono almeno 173 milioni gli adulti cinesi afflitti da qualche forma di disturbo mentale; di questi, il 91% non ha mai ricevuto alcun aiuto di tipo professionale. I dati diffusi a marzo del 2010 dall'Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino mostrano che  in Cina le campagne e le città non sono mai state così distanti: nel 2009 il reddito medio di un residente urbano si era attestato a quota 17.175 yuan (circa 1.700 euro) contro i 5.153 yuan percepiti da un abitante delle zone rurali, un rapporto di 3.33 ad 1 che segnava la più ampia disparità mai registrata dal 1978, l'anno in cui vennero varate le prime riforme economiche.
A ciò si aggiunge poi, sostengono diversi opinionisti, l'effetto emulazione cui il governo ha cercato di porre rimedio chiedendo agli organi di stampa di filtrare notizie di cronaca di questo tipo.
di Sonia Montrella

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