SIRIA: MANIFESTANTI BRUCIANO BANDIERA CINESE

Pechino, 7 ott.- Siria: strade affollate, manifestanti arrabbiati, scontri e bandiere (cinesi e russe) che bruciano. Questa la reazione dei ribelli siriani in risposta al veto posto dai due Paesi al Palazzo di Vetro. Martedì Pechino e Mosca hanno infatti unito le forze ed esercitato congiuntamente il potere di veto che spetta loro come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, bloccando qualsiasi iniziativa contro il regime siriano, autore di una sanguinosa repressione che dura da mesi.

 

"Certi Paesi hanno presentato una bozza di risoluzione che avrebbe imposto pressione alla cieca sulla Siria - aveva commentato dopo l'incontro in sede ONU Ma Zhaoxu, portavoce del ministero degli Esteri cinese - e sono arrivati addirittura al punto di minacciare sanzioni. Una cosa del genere non aiuterebbe di certo ad alleggerire la situazione". "Ci opponiamo risolutamente a qualsiasi ingerenza nelle questioni interne della Siria" aveva detto l'ambasciatore cinese all'ONU Li Baodong. E nonostante il principio della non ingerenza sia particolarmente caro a Pechino che rifiuta qualsiasi intromissione proveniente da oltreconfine nelle questioni cinesi, secondo molti dietro l'alt al Palazzo di Vetro c'è di più e che la mossa sia stata motivata dal rifiuto della Cina di sostenere eventuali cambi di regime in Paesi scossi da proteste di massa. Una decisione che i media siriani celebrano come uno "sviluppo storico" che segna un colpo ai regimi occidentali che intervengono negli affari interni.

 

Intanto mentre il presidente Bashar al-Assad annuncia elezioni locali per dicembre,  dall'Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite il bollettino di guerra degli scontri siriani continua a salire. Da marzo fino ad ora oltre 2.900 persone hanno perso la vita.  Una revisione, questa, alle precedenti stime dell'Onu che si attestavano a 2.700 vittime. E nella sola giornata di mercoledì, all'indomani quindi della bocciatura della risoluzione contro la Siria, sono morte altre 16 persone tra cui alcuni membri delle forze dell'ordine.

 

 

 

 

 

©Riproduzione riservata