Sindrome cinese a Washington

Washington prende lezioni di economia da Pechino. A pochi giorni dal primo appuntamento con l'amministrazione di Barack Obama, le autorità cinesi hanno lanciato un nuovo monito: dagli Stati Uniti si aspettano, con crescente ansia, politiche "responsabili", che non solo stimolino davvero la ripresa ma siano fiscalmente austere, garanti della stabilità del dollaro e della difesa dall'inflazione. Che sappiano, cioè, rimettere ordine nel deficit federale. E anche nel bilancio della Federal Reserve: l'espansione degli interventi della Banca centrale preoccupa. Per quanto possa apparire scomodo, Pechino è autorizzata, cifre alla mano, ad alzare la voce, come quest'anno ha già fatto ripetutamente. Può rivendicare un ruolo di potenza economica globale e la necessità di proteggere enormi investimenti nel paese di Obama. Resta, mai come oggi, il principale creditore degli Stati Uniti, con centinaia di miliardi di dollari in titoli del Tesoro e oltre duemila miliardi in asset denominati nella divisa statunitense. Abbastanza per farsi ascoltare.

23/07/2009