Siccità record in Cina - Offerta di grano a rischio

NEW YORK. Dal nostro corrispondente
L'agenzia alimentare delle Nazioni Unite ha lanciato ieri un allarme sul raccolto cinese di grano per quest'anno, anticipando il rischio di una grave penuria. In mancanza di pioggia nelle prossime settimane potrebbero esserci conseguenze disastrose sui prezzi mondiali di grano e granturco. Non era mai successo che la Fao menzionasse in modo così esplicito la Cina o i raccolti cinesi. Non tanto per pressioni politiche, quanto perché l'output agricolo cinese è circondato da una cortina di segretezza. L'allarme Fao ha spinto i prezzi del frumetno ai massimi da quasi tre anni a quota 8,76 dollari per bushel.
Il problema è talmente serio che l'Onu ha pubblicato nel documento rilasciato ieri alcune statistiche interessanti e preoccupanti allo stesso tempo. La Cina è il primo produttore di grano al mondo. Il suo raccolto è destinato quasi esclusivamente al consumo interno e dopo una violenta carestia negli anni Sessanta, che ha fatto milioni di morti per denutrizione, Pechino aveva deciso di essere autonoma dal punto di vista alimentare. Il suo raccolto di grano è circa il doppio rispetto a quello americano e a quello russo. La produzione cinese non ha mai avuto un impatto su scala mondiale in quanto è sempre servita per il consumo interno.
Ma con la siccità in Russia l'estate scorsa e le recenti inondazioni in Australia, questi due paesi, i più importanti esportatori del mondo, hanno calato di molto la produzione, con forti ripercussioni sui prezzi. Ora che la Cina si trova in difficoltà potrebbe rivolgersi per la prima volta nell'era contemporanea ai mercati internazionali in un momento di caduta dell'offerta. E con le riserve valutarie di cui dispone (quasi 3mila miliardi di dollari) Pechino potrà soddisfare ogni sua esigenza. A danno dei paesi industrializzati, che si confronteranno con prezzi esorbitanti, e dei paesi emergenti o più poveri, che non potranno più permettersi di accedere al mercato.
Secondo il rapporto della Fao, in Cina vi sono 5,16 milioni di ettari di terreno agricolo colpiti dalla siccità. Si tratta di oltre un terzo del terreno arabile a grano, calcolato in 14 milioni di ettari. La siccità inoltre potrebbe impedire l'accesso all'acqua a 2,5 milioni di cinesi e a 2,8 milioni di animali da allevamento. I media cinesi erano stati i primi lunedì a dare un'anticipazione delle difficoltà annunciando che il presidente Hu Jintao e il primo ministro Wen Jinbao si erano recati nelle zone disastrate per consolare la popolazione «afflitta dalla peggiore siccità in 60 anni». Ieri l'agenzia Xinhua ha scritto che la provincia dello Shandong, il granaio cinese, si preparava «alla peggiore siccità in 200 anni». Anche le provincie di Hebei, Henan e Jiangsu sono in difficoltà.
Le previsioni a breve non sono buone: ci saranno almeno dieci giorni di temperature sottozero, fino a meno 6 gradi e il freddo estremo non aiuterà. A rischio vi sono anche i raccolti di granturco prodotto in Cina per un quinto dell'output mondiale e di riso. Secondo una dichiarazione di un esperto della Fao ottenuta dal New York Times, se dovesse tornare la pioggia in tempi brevi almeno una parte dei raccolti potrebbe ancora essere salvata o si potrà procedere con semine tardive. Comunque sia, il potere decisionale è in mano alla Cina: il paese ha uno stock di 55 milioni di tonnellate di grano, circa la metà del suo fabbisogno nazionale annuale. E visto che i due terzi dei terreni arabili dovrebbero comunque essere produttivi, si potrebbe decidere di dar fondo alla riserve e minimizzare l'impatto sulla domanda mondiale. Ma la Cina è sempre stata prudente. E gli esperti non hanno dubbi che ricostitueranno le scorte, se necessario rivolgendosi al mercato esterno.
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09/02/2011