Si vince con la filiera

Andrea Curiat
Ricetta per il successo del made in Italy: prendere un produttore di pasta, aggiungere due o tre venditori di olio extravergine di oliva, condire con qualche esportatore di pomodori e di parmigiano doc. Tempo di preparazione: una o più fiere estere di rilievo internazionale. Servire con un'azienda vinicola d'annata. Giudizio: ogni sapore d'impresa viene esaltato dalla sapiente preparazione e invita all'assaggio nuovi clienti, che non sarebbero stati attratti dal singolo ingrediente. Insomma, il classico "l'unione fa la forza". Un assunto sempre più vero, in tempo di crisi o post-crisi.
La metafora enogastronomica può far sorridere, ma la capacità delle aziende italiane di conquistare i mercati esteri può realmente dipendere in prima misura dalla loro capacità di presentarsi alle grandi fiere europee e mondiali sotto forma di aggregazioni di filiera. E quel che è evidente per il settore alimentare resta valido per tutti i settori del l'economia italiana, dal manifatturiero alla moda e design.
Ne sono convinte le principali autorità del settore, a cominciare dal viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso. «La partecipazione delle aziende, in forma aggregata, alle fiere internazionali – afferma – deve essere un pre-requisito del sistema imprenditoriale italiano. Senza fare "massa critica" sui mercati storici di sbocco delle nostre produzioni, europei o nordamericani, o quelli in rapida espansione del sud est asiatico, rischiamo a mio avviso di vanificare il valore aggiunto del nostro made in Italy».
Secondo il viceministro, le prospettive di successo delle nostre eccellenze nei mercati dei paesi emergenti come India, Brasile e Cina si sono moltiplicate laddove le imprese, «in luogo ai vecchi metodi "individualisti" di penetrazione commerciale, hanno optato per strategie collaborative di promozione, attraverso ad esempio ai consorzi export o ai distretti produttivi. Laddove c'è qualità di prodotto e, allo stesso tempo, una strategica pianificazione della partecipazione delle imprese, c'è anche la capacità di affrontare i mercati esteri con un certo grado di successo. Questo risultato ci aspettiamo anche dalla massiccia partecipazione di imprese del Belpaese al prossimo Expo di Shanghai».
Proprio per questo, su indicazione strategica del ministero dello Sviluppo economico, il piano promozionale dell'Istituto commercio estero ha concentrato oltre il 75% delle risorse per attività di promozione merceologica sui settori dell'industria manifatturiera, privilegiando la partecipazione associata di filiera delle Pmi. «In questo senso abbiamo fatto la nostra parte – conclude Urso – tocca alle imprese adesso cogliere la sfida e presentarsi sempre più unite sui mercati esteri».
Il tema dell'aggregazione di filiera va a braccetto anche con il processo di internazionalizzazione delle fiere italiane, sempre in un ambito di competizione globale di mercato. Importanti novità vengono dal recente incontro tecnico tra il ministero, le associazioni di categoria e il coordinamento interregionale per le fiere presieduto dall'assessore emiliano Duccio Campagnoli, per rinnovare l'accordo per l'internazionalizzazione del sistema fieristico italiano scaduto nel luglio del 2008. Lo stesso Campagnoli ritiene l'insediamento di questo tavolo «un passo decisivo per favorire l'internazionalizzazione delle fiere, che a sua volta è fondamentale per rilanciare il valore del made in Italy. Negli ultimi anni l'export è aumentato proprio per le filiere specializzate che hanno saputo proporsi assieme, con in testa i grandi "campioni" e in squadra i produttori di componentistica. La chiave del successo sta nelle reti lunghe di filiera, da salvaguardare e supportare adeguatamente».
Raffaele Cercola, presidente dell'Associazione esposizioni e fiere italiane (Aefi), riassume così lo spirito del dibattito: «È stata una riunione operativa volta proprio a coordinarci sul tema del l'estero. Quando parliamo di mercati stranieri, c'è bisogno di una strategia comune di filiera più che di territorio. Anche per decidere se convenga continuare a puntare sulle fiere europee o piuttosto sul Brasile, sulla Cina, e sugli altri paesi emergenti, come ritengo auspicabile».
Secondo Gian Domenico Auricchio, presidente del Comitato fiere industria (Cfi), l'agenzia di Confindustria per le fiere e di Federalimentare, «appare necessaria oggi una strategia fieristica, di respiro internazionale, elaborata con il contributo delle categorie imprenditoriali di riferimento, degli organizzatori e dei quartieri fieristici. È quindi possibile indirizzare l'attuale patrimonio fieristico italiano verso rinnovati obiettivi nel l'interesse dell'utenza e del mercato, condividendo il parere che l'unione fa la forza e offrendo quindi la possibilità di sviluppare sinergie e di concentrare le risorse su obiettivi strategici».
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Umberto Vattani, presidente dell'Ice, rileva lo sforzo compiuto per aumentare il numero di buyer presenti alle fiere italiane. «Nel 2009 – commenta – ne abbiamo invitati in Italia oltre 9mila, 800 in più rispetto al 2008. Per le nostre aziende poter incontrare clienti internazionali senza bisogno di trasferirsi all'estero costituisce un importante risparmio di risorse. Per questo il nostro impegno principale consiste nel rafforzare il sistema fieristico italiano così da renderlo più competitivo a fronte di una concorrenza europea gravata da un eccesso di offerta».
Partecipare alle grandi fiere europee resta comunque d'obbligo. «La possibilità di presentarsi come filiera – aggiunge il presidente – completa rappresenta uno dei punti di forza del nostro tessuto economico. Ogni azienda tiene sempre alla propria individualità, ma tramite workshop, convegni e presentazioni si possono illustrare i vantaggi delle aggregazioni di filiera all'interno delle manifestazioni fieristiche».
Lo stesso Vattani ritiene che ci siano già vari casi concreti di successo favoriti proprio da una strategia di questo tipo. «È quanto abbiamo realizzato, ad esempio, alla fiera del mobile di Mosca Mebel, dove abbiamo portato anche gli architetti e i designer insieme ai produttori. Così – conclude – abbiamo dimostrato passo passo, coinvolgendo tutta la filiera, come nasce un sistema di arredamento all'italiana».
Andrea Curiat
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26/01/2010