SI ALL'ESTRADIZIONE DEL RICERCATO DI XIAMEN

SI ALL'ESTRADIZIONE  DEL RICERCATO DI XIAMEN

Pechino, 22 lug.- Il Canada dice sì all'estradizione di Lai Changxing. La corte federale di Ottawa ha stabilito giovedì sera che il ricercato cinese più famoso del mondo, in territorio canadese da più di 15 anni, sarà riconsegnato sabato alle autorità di Pechino per scontare la pena.  Tuttavia "non c'è da temere per la sua vita", assicura Pechino che ha accolto favorevolmente la notizia. L'uomo è accusato dalla Cina di aver condotto negli '90 operazioni illegali multimiliardarie e attività di contrabbando a Xiamen, città del Fujian lungo la costa meridionale della Cina. Inoltre, Pechino accusò Lai di aver corrotto - tramite il suo impero Yuanhua Group - alcuni funzionari per poter allargare il suo 'giro d'affari'. Una mossa che ha visto coinvolte oltre 200 persone tra cui Lin Youfang, allora moglie di Jia Qinling, ora funzionario di quarto rango della provincia del Fujian. Da allora, il Dragone ha ascoltato oltre 300 sospettati e pronunciato 14 esecuzioni penali.

 

Nel 1999, accompagnato dalla sua famiglia anch'essa travolta dallo scandalo, Lai si trasferì in Canada dove chiese lo status di rifugiato politico sostenendo che le accuse di Pechino celavano motivazioni politiche. Poi, nel 2008, il fuggiasco cinese fece mea culpa sulle pagine del Toronto Globe cui ammise di aver evaso le tasse, ma negò qualsiasi coinvolgimento in reati di corruzione. Ma se fosse tornato in Cina, dichiarò l'uomo, sarebbe stato di certo condannato a morte.

 

Sebbene Ottawa non abbia mai concesso all'uomo l'asilo politico, il caso Lai Changxing ha finito per incrinare i rapporti sino-canadesi. Ma oggi, tolta la spina nel fianco del Dragone, le relazioni diplomatiche tra i due Paesi potrebbero entrare in una nuova fase. "Accogliamo con entusiasmo la decisione del Canada" ha dichiarato in un comunicato stampa il ministro degli Esteri cinese Ma Zhaoxu. Secondo quanto riferito dalle due parti, il Dragone ha assicurato al governo canadese che Lai Changxing non sarà sottoposto a torture, né condannato a morte. La fiducia mostrata da Ottawa nei confronti di Pechino ha subito innalzato un coro di critiche da parte di attivisti, avvocati per i diritti umani ed esperti che dubitano che all'uomo venga riservato un processo equo, o che gli venga risparmiata l'esecuzione. A destare i sospetti è soprattutto la tradizionale posizione di Pechino nei confronti dell'uomo: "Se anche Lai Changxing morisse tre volte non sarebbe abbastanza" dichiarò nel 2001 il premier Zhu Rongji. A ciò si aggiunge inoltre lo stretto giro di vite messo in atto dal governo negli ultimi mesi e che ha visto finire in manette o venire torturati dissidenti e attivisti che ha mostrato agli occhi del mondo il lato 'meno democratico' del Dragone. Intanto i legali del Robin Hood dispensatore di lavoro – come lo definisce Olivier August nel suo libro "Il fuggiasco di Xiamen" – sono pronti a scommettere che Lai verrà usato come capro espiatorio degli alti funzionari coinvolti in scandali legati alla corruzione.

 

di Sonia Montrella

 

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