Shopping globale e vincitori annunciati

di Sara Cristaldi Trenta nuovi negozi in Cina nel 2010 che si andranno ad aggiungere ai 20 aperti lo scorso anno, uno dei quali in Piazza Tienanmen. Tre aperture in programma a Singapore, vetrina del lusso d'Oriente, dove nel 2009 ha inaugurato sulla Orchard Road il terzo negozio più grande al mondo (1.300 metri quadrati), dopo quelli di Plaza Cataluna a Barcellona e degli Champs Élisées a Parigi. Un nuovo magasin a Kuala Lumpur, capitale dell'Indonesia, in quel Sud-Est asiatico che promette di essere anche per profumi, creme, fondo tinta e prodotti di bellezza in genere il nuovo Eldorado. E poi affari negli emirati del Golfo Persico e in Arabia Saudita. Ovunque le donne (e gli uomini) ormai dedicano più cure che in passato ai loro corpi, più o meno velati o svelati. È la strategia del gigante francese Sephora determinato a cavalcare l'onda lunga dei consumi in crescita nei paesi emergenti.
È un altro dei global winners, i vincitori globali, che crisi o non crisi, nel 2009 hanno continuato a macinare profitti, e continueranno a macinarne nel 2010, proprio grazie alla loro presenza sui mercati a crescita più rapida, gli emergenti appunto. Asiatici e non, considerato che anche Brasile e Russia (vedi pag. 31) potranno vantare tassi di crescita sconosciuti nell'Occidente industrialmente avanzato del secolo scorso. Magari con segmentazioni diverse per quel che riguarda le fasce di consumo. Ma in ogni caso con acquisti in crescita. E cosa può esserci di meglio della presenza in loco per cogliere all'istante i cambiamenti di gusto e di umore di consumatori sempre più esigenti e "creativi" sul fronte dello shopping grazie a redditi sconosciuti fino a qualche anno orsono? A Shenzhen come a Bangalore, a Istanbul come a Rabat o Santiago del Cile...
Sephora come Pfizer e Merck (farmaceutica), Coca-Cola (alimentari), General Electric (dall'energia alla finanza), le grandi multinazionali che, secondo Goldman Sachs, più si avvantaggeranno di un trend di vendite destinato a durare. Global companies inserite sempre da Goldman in una lista delle 50 con la maggiore esposizione sui mercati esteri a crescita più rapida. Ebbene è stato calcolato che nel 2009 esse hanno avuto in media un rendimento del 51% contro il 26% dell'indice Standard & Poor's.
Business appannaggio dei grandi, si dirà. Troppe le difficoltà per chi per dimensione non può avere i grandi numeri dei mercati globalizzati. Specie le piccole e medie imprese italiane. Forse maggiore lungimiranza avrebbe permesso di poter navigare nelle acque rischiose della globalizzazione e crescere come hanno saputo fare le "multinazionali tascabili" o "multinazionali per forza" italiane che sono andate a produrre anche in mercati lontani. Un treno perso? Non necessariamente. Chi è rimasto in patria, magari raggelato dalla penuria del credito, può pure guardare ai capitali finanziari in arrivo proprio dagli emergenti, alla ricerca di buone occasioni sul fronte della crescita tecnologica e di marchi affermati con cui stringere alleanze (vedi l'articolo qui a lato). È l'altra faccia del mondo post-grande crisi.
sara.cristaldi@ilsole24ore.com
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12/01/2010