Senza credito a rischio anche la marcia dei Bric

I paesi emergenti sono di moda. Sul fronte della diplomazia economica, i Bric (Brasile, Russia, India, Cina) si sono trasformati dalla sigla inventata da un economista in una forza che, se non proprio compatta, comunque fa sentire la propria voce nel confronto con le potenze tradizionali e nei negoziati commerciali. Nell'economia reale, secondo le ultime previsioni del Fondo monetario, la crescita di emergenti e paesi in via di sviluppo sarà quest'anno dell'1,5% e il prossimo del 4,7, mentre i paesi avanzati accuseranno ancora nel 2009 una contrazione del 3,8% e una ripresa asfittica dello 0,6 nel 2010. Sui mercati finanziari, le loro Borse sono salite del 30-60% da fine febbraio, mentre gli spread, la misura del rischio-paese, si sono in media più che dimezzati dalla fase più acuta della crisi, nell'ottobre scorso. I mercati scontano proprio le aspettative di una ripresa che arriverà prima e sarà più vigorosa negli emergenti e hanno beneficiato del rimbalzo dei prezzi delle materie prime, di cui molti di questi paesi sono produttori, proprio in attesa di un ritorno della crescita economica.
Si può dire allora che gli emergenti sono fuori dalla prima crisi finanziaria internazionale da decenni a questa parte di cui sono stati più vittime che compartecipi? Bisogna fare attenzione a un fattore di vulnerabilità importante, non a caso sottolineato sia dall'Fmi nel suo aggiornamento del Global Financial Stability Report, sia dalla Banca dei regolamenti internazionali nel suo rapporto annuale, entrambi appena pubblicati, oltre agli effetti dello stallo nelle economie avanzate. Ed è la brusca caduta dei prestiti bancari internazionali, un credit crunch molto più accentuato di quello, già pesante, avvenuto sui mercati interni.
Nel secondo trimestre di quest'anno, i prestiti verso le economie emergenti sono stati ancora meno che nella fase di paralisi totale dei mercati, nell'autunno 2008, e sono andati per la quasi totalità verso l'Asia. Le emissioni di obbligazioni e azioni sono invece in forte ripresa, e meglio distribuite. Le case madri bancarie hanno inoltre in genere mantenuto i finanziamenti alle loro controllate che operano sui mercati emergenti.
Il deflusso di capitali comunque è un elemento di rischio significativo. La marcia indietro della globalizzazione finanziaria degli ultimi dieci anni è in atto. Le previsioni delle istituzioni ufficiali e del settore privato concordano che questa tendenza è probabilmente destinata a continuare. Ma, come la ripresa, avverrà in modo disuguale. Chi ha più da rimetterci sono i paesi che si sono affidati per lo sviluppo degli ultimi anni ai capitali esteri. L'Fmi indica fra le aree più vulnerabili l'Europa emergente e i paesi dell'ex Unione Sovietica, anche se sono proprio quelle dove il Fondo stesso ha contribuito ai tentativi di stabilizzare la situazione. Certamente, a differenza di crisi passate, mercati e investitori sembrano aver imparato a discriminare fra chi ha tenuto la casa in ordine e chi no.
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Online «Mercati e mercanti» di Alessandro Merli

15/07/2009