SENTO PARLARE DI PECHINO

SENTO PARLARE DI PECHINO

Pechino, 18 feb. - Sento parlare di Pechino, ovunque. Sicuramente perché quando se ne parla io tendo le orecchie; o forse perché ci sono ancora tanti messaggi da cogliere. Ma sento parlare di Pechino, intorno a me. E mi piace esserne sempre più curiosa.
Soprattutto quando qualcuno arriva in città e, senza mai esserci stato prima, ne rimane infatuato: la curiosità allora è sul perché, e sull'intensità, e a me piace indagare negli occhi di chi arriva.
Chi arriva in Cina per la prima volta avrà certamente sentito parlare di Shanghai "la sensuale ingannatrice", e Pechino "l'austera capitale".
Pechino può avere una faccia austera, certo, è la capitale culturale e politica. Ma allo stesse tempo, trabocca di stati d'animo: è divertente, sbarazzina, frivola, chiassosa e colorata. Forse non sensuale, ma ammiccante sì, se si guarda bene. In modo molto sottile e quasi per nulla malizioso, ma molto energetico.
Questa, almeno, è la mia impressione personale.
 Il caso ha voluto che verso la fine di questo anno appena concluso io mi sia imbattuta in altre "impressioni personali", raccolte ora in un'apposita cartella che si è creata nel mio cervello senza le mie istruzioni. Se dovessi darle un nome la chiamerei "Pechino in sensazioni".
Dentro ci sono quegli sguardi, quelli che si posano su un posto, vergini da ogni emozione pregressa, e che sono come un getto di acqua fresca su impressioni, le nostre, che si portano dietro i segni del tempo passato qui. E' stato proprio a quegli sguardi freschi che in quei giorni ho chiesto cosa è che hanno trovato più affascinante, più divertente, più fastidioso anche, di questa città.
Le risposte che ho ottenuto, che comprendono quasi sempre un "Non lo so" girano tutte intorno a una calamita che pare attirare, anche con i suoi "Non lo so", la gente dai background più differenti.
Un ingegnere amante della musica, in trasferta qui per una settimana, è rimasto colpito dall'"ospitalità della gente".
Un brillante coreografo, approdato in città per soli 2 giorni, si è portato via dipinto negli occhi "il contrasto".
L'amico che vive a Shanghai, vince il premio per la definizione più simpatica: dice che verrà presto a trovarci, perché Pechino è "come le bollicine a Natale. Irrinunciabile".
Il ricercatore universitario, invece, vince invece il premio per la più inaspettata: Pechino ai suoi occhi è stata "sensuale"… ed è riuscito a lasciarmi a bocca aperta. Ma la sensuale non era Shanghai? E poi, non ho detto proprio io, un pugno di righe fa, che Pechino è tutto, ma sensuale no?
Eccola qui, la percezione personale. Ecco, gli uno nessuno e centomila sguardi che si posano sulla realtà e ogni volta la ricreano. E così anche l'austera e divertente Pechino (che già è un connubio abbastanza strano) è diventata sensuale. Qui non ci si capisce più niente; e allora mettiamo tutte le sensazioni nel frullatore e gustiamocele tutte insieme, perché qui si  fa così, e chi ci capita se ne accorge.
Se volete la mia, poi, una delle cose che preferisco di Pechino è la varietà: Pechino è un puzzle di tasselli che si combinano in maniera incontrollabile e originale. Per me, quello che la tiene viva. Ma, a onor del vero, bisogna dire che le descrizioni non sono tutte fatte di magie ed entusiasmo. Dopo il frullato di entusiasmo di fine 2009, infatti, una delle mie prime letture del 2010 mi ha fatta velocemente ripiombare in altre critiche ben più reali, e innegabili, che di certo hanno smorzato un po' il gusto di quanto assaporato grazie ai personaggi di "Pechino in sensazioni".
Descriveva, questa lettura, una Pechino di agosto, e un agosto particolare, quello olimpico. Per cui molti i giudizi, espliciti e da intendersi, su questioni ben più complesse delle sensazioni.
Difficile poi anche distinguerle le sensazioni in quelle settimane, perché la città era, immagino, un enorme palcoscenico dove, in un modo o nell'altro, il copione si intuiva. Quello che poteva trasparire poi, era probabilmente agonizzante sotto la cappa di afa e smog che circonda la città ad agosto. Agosto a Pechino è terribile: sembra di camminare per la strada per espiare chissà quali peccati; agosto a Pechino ti sfinisce, e non finisce in fretta come gli altri mesi; agosto a Pechino non ti lascia vedere il cielo, e senza il cielo che vita è?
Meglio farle d'inverno le riflessioni, quando il cielo è azzurro e brillante: come in questo freddo gennaio, che però ci sta regalando tanti bei giorni di sole.
Sotto questo cielo che si vede chiaro, capisco che questo posto ha una vita, e le impressioni su Pechino, come qualsiasi cosa che ha vita, sono molteplici, svariate e diversissime fra loro. Tante positive e tante negative, alcune spietate.
Semplicemente, a me piace a volte chiudere gli occhi e farmi cullare un po' da quelle belle, reali o immaginarie: una, nessuna e centomila, come gli sguardi che le catturano; come le persone che mi passano davanti.


Elisa Ferrero
elisaferrero @gmail.com

 

Elisa Ferrero, sinologa classe 1978, laureata in Lingue e Letterature straniere all'Università di Torino, 10 anni dal primo ingresso in Repubblica Popolare Cinese.
La lingua cinese mi appassiona ormai da 10 anni, ma parlo con piacere anche l'inglese, lo spagnolo e il francese, sperimentati tutti in varie fasi della vita.
Una forte attrazione per Pechino nata dal primo giorno mi ha portata a viverci, studiando prima e lavorando poi, dal 2004 al 2007. Vivo nuovamente qui da maggio 2009.
Gli stimoli derivanti dalla conoscenza di diverse lingue straniere e da una propensione per esperienze di carattere internazionale sono molteplici. E' da questi che nasce in me la ricerca continua della condivisione della realtà con le persone lontane. La scrittura e la fotografia, i mezzi che più uso per farlo.

 

La rubrica "Lettere dalla Cina" ospita gli interventi di giovani italiani che vivono e lavorano in Cina, offrendo spunti di vita quotidiana e riflessioni originali. Andrea Bernardi, Corrado Gotti Tedeschi, Elisa Ferrero e Gianluca Morgese.