SENTENZA DELL'AJA, ESPERTI: NUOVO RUOLO PER PECHINO

Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 12 lug. - La sentenza dei giudici dell'Aia pare a una nuova fase di incertezza e a una nuova tensione nel Mare Cinese Meridionale, ma bisognerà attendere le prossime settimane per capire come Pechino reagirà a questa nuova fase. Dopo il verdetto pronunciato dai giudici dell'Aia, per la Cina e per gli altri Paesi coinvolti nella disputa si apre un nuovo capitolo, e Pechino dovrà mostrarsi in grado di ritagliarsi un nuovo ruolo a livello regionale. Sono le reazioni a caldo degli esperti cinesi e internazionali che in queste ore hanno parlato ad Agi degli scenari che si aprono nel Mare Cinese Meridionale dopo la sentenza largamente contraria a Pechino emessa oggi dai giudici della Corte Permanente di Arbitrato dell'Aia.

La Cina ha ribadito oggi di ignorare la sentenza dell'Aia e che continuerà a difendere quelli che ritiene i propri diritti legittimi sul Mare Cinese Meridionale. Prima il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi,  e poi il presidente cinese, Xi Jinping, hanno respinto completamente il verdetto uscito dal tribunale dell'Aia. Xi Jinping ha esposto la propria contrarietà ai vertici dell'Unione Europea: la Cina non rinuncerà ai suoi diritti territoriali, ha dichiarato al capo della Commissione, Jean-Claude Juncker, e al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, che si trovano in queste ore a Pechino per partecipare all'undicesimo China-Eu Business Forum che si conclude domani.

La reazione cinese di aperta contrarietà al verdetto non si è limitata soltanto alle parole. La prima reazione alla sentenza, avvenuta pochi minuti prima dall'emissione del verdetto è stato l'annuncio del primo test di calibrazione avvenuto con successo da parte di un aereo civile sulle isole Spratly, contese con la Filippine. Il Ministero della Difesa cinese ha poi annunciato l'ordine di un nuovo cacciatorpediniere in grado di lanciare missili teleguidati, che sarà in forza alla base navale di Hainan, l'isola tropicale cinese che sorge nel Mare Cinese Meridionale. 

La sentenza, spiega Wang Chenzhi, senior researcher presso il Center for American Studies dell'Accademia delle Scienze Sociali di Shanghai, proietta un'aura di incertezza sulla regione. "Gli Usa sono preoccupati del ruolo crescente della Cina. E' un segnale di sfiducia. Se nel futuro, i due Paesi, manterranno la cooperazione in vari settori, sono però scettico che Pechino e Washington possano mantenere la pace e lavorare insieme nella governance globale. Penso che l'ordine mondiale, o almeno quello regionale, sarà più incerto".

La sentenza contraria alla Cina era largamente prevista anche a Pechino, che aveva annunciato già a ottobre scorso l'intenzione di non prendere parte all'arbitrato richiesto dalle Filippine. Nel nuovo scenario, Wang non esclude la possibilità di un confronto militare. "Le parti coinvolte possono essere confuse o potrebbero non calcolare bene alcuni fattori. Molti sottovalutano la risolutezza della Cina nella difesa dei propri territori, e questo potrebbe portare a un conflitto". 

Il rischio di un conflitto non è, però, una cosa nuova, spiega Simone Dossi, research associate presso il Turin World Affairs Institute. "E' un rischio che c'è sempre stato - prosegue - ma in un contesto di particolare tensione, cresce ulteriormente, anche se è nell'interesse di tutti evitare situazioni di questo tipo. C'è stata una reazione di facciata molto forte, dietro la quale bisogna vedere cosa si muove davvero. Sicuramente ci sono state riflessioni su come gestire un evento di questo tipo, ma si vedrà qualcosa di concreto solo nelle prossime settimane, e non solo da parte della Cina, ma anche da parte degli altri Paesi coinvolti, a partire dalle Filippine, e da Taiwan".

Difficile, invece, per il politologo di Hong Kong Willy Lam, la possibilità che si apra un conflitto nel Mare Cinese Meridionale. "La reazione delle Filippine è stata tiepida. Ci saranno comunque - avverte - confronti a distanza tra i caccia e i mezzi navali della Cina e quelli degli Stati Uniti", sulla scia di quelli avvenuti finora, con diverse occasioni in cui si sono sfiorati gli scontri in volo. Lam non esclude neppure l'istituzione unilaterale da parte di Pechno di una zona di identificazione aerea di Difesa sul Mare Cinese Meridionale, come avvenuto, a sorpresa, nel 2013, sul Mare Cinese Orientale, all'epoca delle tensioni con il Giappone per le rivendicazioni sulle isole Senkaku/Diaoyu. La tensione che si creerà "potrebbe portare anche a "fuoco accidentale" o persino a schermaglie" nella regione. 

Da qui la necessità per Pechino di ricostruirsi un ruolo nella regione. "Cina, Stati Uniti e Paesi della regione devono instaurare un dialogo aperto e trovare una soluzione per minimizzare l'impatto negativo della sentenza", continua ancora Wang Chenzhi. "La Cina - conclude l'esperto dell'Accademia di Scienze Sociali di Shanghai - dovrà operare per la pace nella regione, e dovrà dimostrare la propria volontà come forza di peacekeeping e come fattore determinante per il mantenimento della pace a livello regionale".

 

12 LUGLIO 2016

 

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