Segreti Apple, terzisti cinesi e un suicidio

Antonio Dini
Ha chiuso gli occhi, ha stretto i pugni ed è saltato giù. Sun Danyong, 25 anni, da poco laureato in economia e assunto nel 2008 da un colosso cinese dell'elettronica, si è tolto la vita così, alle 3.30 del mattino dello scorso 16 luglio, con un lungo volo dal 12° piano della palazzina in cui abitava a Shenzen, nella Cina meridionale. Dietro al gesto, la pressione psicologica e forse anche la coercizione fisica esercitata in una indagine interna dal datore di lavoro Foxconn International, divisione del colosso taiwanese Hon Hai, per la scomparsa di un prototipo della prossima generazione di iPhone della Apple. Ma Sun appare in realtà sempre di più come una vittima indiretta del cieco meccanismo che regola il rapporto tra committenti occidentali e fabbriche cinesi.
Sun, cinese dello Yunnan che la fidanzata e un amico definiscono come una persona timida e molto scrupolosa, aveva l'incarico di gestire la spedizione di 16 segretissimi prototipi della prossima generazione di iPhone, progettati dalla Apple, che dal 1986 si serve di Foxconn come terzista in Cina. Uno di questi apparecchi era stato perso ai primi di luglio e la divisione centrale della sicurezza interna di Foxconn aveva condotto un'indagine raccontata da alcuni giornali cinesi, stigmatizzando l'estrema durezza nei confronti di Sun, «colpevole» di non riuscire a giustificarsi adeguatamente per l'accaduto.
Sina Online News e Nanfang Daily hanno infatti raccontato nei giorni scorsi di una lunga serie di procedure illegali condotte dall'ufficio indagini di Foxconn: perquisizioni nella casa di Sun, restrizione della sua libertà personale (un eufemismo per indicare la reclusione) e anche abusi fisici. Incaricato dalla dirigenza di Foxconn di risolvere il "problema Sun" era un funzionario, soprannominato Gu, che adesso Foxconn avrebbe sospeso dal lavoro senza stipendio per una nuova indagine, questa volta della polizia cinese.
Il nodo della questione sarebbe in realtà nel meccanismo che lega le fabbriche cinesi ai committenti occidentali e al loro bisogno di segretezza per proteggere gli investimenti miliardari dei nuovi prodotti. In questa circostanza Apple, giudicata molto rigida anche in un settore paranoico come quello dell'elettronica di consumo, e soprattutto nel caso in cui, come accade per Foxconn, la fabbrica cinese produca in contemporanea per i concorrenti. Dalla gigantesca città-fabbrica di Longhua, città satellite di Shenzen, chiusa agli occhi di qualsiasi osservatore non autorizzato in cui lavorano circa 230mila operai altamente specializzati, ogni giorno escono centinaia di container pieni di computer e apparecchi elettronici di Dell, Hp, Motorola, Microsoft, Nintendo e Sony, tra gli altri.
Apple ha appena presentato i risultati fiscali del terzo trimestre, registrando le vendite più elevate per il trimestre di riferimento, pari a 2,6 milioni di Mac e 5,2 milioni di iPhone, prodotti in buona parte da Foxconn, e con ricavi complessivi di 8,34 miliardi di dollari. Due mesi fa l'azienda aveva lanciato sul mercato la terza generazione di iPhone, e due giorni fa ha pagato in anticipo 500 milioni di dollari a Toshiba per assicurare il flusso continuo di componenti per iPod e iPhone.
Soprattutto da quando nel 1997 è rientrato alla guida dell'azienda il fondatore Steve Jobs, Apple ha aumentato la sua già estrema segretezza, che prevede il licenziamento immediato dei dipendenti che lascino trapelare indizi sui piani di sviluppo futuri. Nel 2005 aveva generato scalpore la causa intentata a Nicholas Ciarelli, giornalista-blogger di 19 anni titolare del sito Think Secret, con la richiesta che rivelasse il nome della sua fonte dentro Apple.
Secondo gli osservatori, lo "smarrimento" di un prototipo potrebbe far scattare le clausole degli accordi con i fornitori come Foxconn, che comportano la rescissione dei contratti e penali miliardarie. L'incidente si potrebbe quindi tramutare in un inferno per l'azienda taiwanese controllata dal multimiliardario Terry Gou. Da qui le pressioni su Sun, forti anche per un ambiente dove arrivare a 80 ore di lavoro settimanale non è insolito e dove per punizione si viene lasciati per ore in piedi dai capoturno.
Nel giugno del 2006 un quotidiano inglese aveva rivelato le pratiche contrarie agli accordi di lavoro nella fabbrica in cui venivano prodotti gli iPod di Apple, che aveva effettuato una indagine indipendente minacciando di rescindere il contratto con Foxconn, che a sua volta aveva fatto causa (poi ritirata) a due giornalisti cinesi.
Nell'agosto dell'anno scorso, invece, erano apparse in un telefono acquistato in Europa le foto di una misteriosa "iPhone girl", cioè una giovane e sorridente operaia della fabbrica di Shenzen, immortalata da una collega e che avevano fatto il giro del web. A differenza di quanto è accaduto con Sun, i portavoce di Foxconn si erano affrettati a definire l'accaduto un «meraviglioso errore», dopo che un giornale cinese aveva eletto la ragazza «Miss catena di montaggio in Asia».
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GRANDE COME UNA CITTÀ

La fabbrica
Il complesso della Foxconn di Longhua (nella foto in alto), città satellite di Shenzen, ha un perimetro di 12 chilometri e dà lavoro a 230mila operai specializzati. Erano 270mila all'inizio del 2009, ma la recessione ha globale ha colpito anche qui
Il gruppo
Foxconn è il braccio operativo di Hon Hai precision, gruppo quotato a Taipei con 50 miliardi di dollari di fatturato e 500mila dipendenti in tutta la Cina. Ha stabilimenti anche in Brasile, Messico, Ungheria, Repubblica Ceca, India e Vietnam
Foxcon è uno dei maggiori produttori mondiali di componenti per l'elettronica, fornitore di colosssi come Apple, Sony, Dell, Samsung, Nokia, Microsoft, Motorola (si veda Il Sole 24 Ore del 7 gennaio 2009)
Il fondatore
Terry Gou, 58 anni, taiwanese di nazionalità ma cinese d'origine, secondo la classifica di Forbes è al 160° posto tra gli uomini più ricchi del pianeta

23/07/2009