Segni di frenata per la ripresa cinese

I mercati azionari sono stati ieri condizionati negativamente fin dall'inizio delle contrattazioni dai segnali ormai precisi di un rallentamento del ritmo dell'attività manifatturierà in Cina, proprio nel momento in cui la crescita globale sembra avere bisogno – come e più di prima – di un traino sicuro da parte dei Paesi emergenti (a cominciare da Pechino). L'indice Msci Asia-Pacific ha accusato un ribasso intorno all'1,3% sull'onda della notizia che l'indice ufficiale cinese dei responsabili agli acquisti in giugno è sceso a quota 52,1 (più delle previsioni) dal 53,9% di maggio, segnando il secondo mese consecutivo di frenata. Anche l'analogo indice elaborato dalla Hsbc ha evidenziato un calo (al 50,4 dal precedente 52,7): il livello minimo da 14 mesi, con i dati su produzione e nuovi ordini sotto il livello del 50% (spartiacque tra crescita e contrazione) per la prima volta dalla primavera dell'anno scorso (epicentro della crisi globale).
Molti analisti sottolineano che le misure governative finalizzate a raffreddare il credito bancario e il settore immobiliare – per prevenire un balzo dei prezzi degli asset e anche dei beni di consumo – stanno cominciando ad avere effetti: niente su cui drammatizzare ipotizzando un improbabile "hard landing", visto che l'indice ufficiale resta per il sedicesimo mese consecutivo sopra la soglia della tendenza espansiva. Ma il nervosismo degli operatori – connesso ad altri fattori internazionali, con i rinnovati dubbi sulla domanda nelle economie avanzate – sembra esser stato amplificato dalla prospettiva di un rallentamento del passo della locomotiva cinese di qui a fine anno. Ieri Fan Janping, capo del dipartimento di previsioni economiche allo State Information Center, ha indicato che nel quarto trimestre il tasso annuale della crescita cinese dovrebbe rallentare all'8,2%, dopo l'11,9% del primo trimestre e una stima del 10,5% nel secondo e del 9,5% nel terzo trimestre.
In questo contesto, è stata ignorata una buona notizia proveniente dal Giappone: il rapporto Tankan della banca centrale nipponica ha segnalato che per la prima volta da due anni l'indice della fiducia delle grandi imprese – barometro delle prospettive dell'economia – ha evidenziato un segno positivo (+0,1, con un miglioramento di 15 punti rispetto a marzo). Secondo il Tankan, la ripresa – trainata da un rapido recupero delle esportazioni – sta allargandosi sia in termini di settori industriali sia in quelli della dimensione delle imprese (estendendosi alle piccole e medie aziende), mentre gli investimenti di capitale appaiono in buon miglioramento. L'indice Nikkei, però, ha chiuso ai minimi da fine novembre 2009, scendendo del 2%: più del Tankan – promotore di uno spunto iniziale della Borsa – ha influito il segnale proveniente dalla Cina e la forza dello yen, che sta ridiventando lo spauracchio delle imprese nipponiche.
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02/07/2010