SCANDALO FERROVIE, NUOVE ACCUSE

SCANDALO FERROVIE, NUOVE ACCUSE

Pechino, 2 mar.- Lo scandalo delle ferrovie d'oro in salsa cinese si allarga, proprio mentre a Pechino si inizia la costruzione della prima linea a sospensione magnetica maglev e la capitale si prepara alle "due sessioni",  le passerelle mediaticamente più importanti per il calendario politico del Dragone: l'agenzia di stato Xinhua ha diffuso ieri la notizia delle dimissioni per "motivi disciplinari" di Zhang Shuguang, l'ingegnere responsabile dei progetti delle linee ad alta velocità. Zhang segue così la sorte del suo capo, il ministro Liu Zhijun, che il mese scorso era stato costretto a dimettersi per "gravi violazioni della disciplina di partito", violazioni che secondo il magazine Caixin sono coincise con un vasto giro di tangenti, malversazioni, contratti illegali e liaison sessuali (questo articolo e questo articolo).

 

L'ex ministro Liu, che deteneva un potere enorme per via dell'immenso flusso di denaro erogato al ministero delle Ferrovie con il pacchetto di stimoli straordinari all'economia varato nel 2008, è il funzionario del Partito Comunista Cinese più alto in carica ad essere accusato di corruzione da diversi anni a questa parte. E adesso tutti gli occhi sono puntati verso il gigantesco progetto di linee ad alta velocità delle quali la Cina si vuole dotare per accorciare le enormi distanze del paese: "I programmi di sviluppo delle ferrovie dovrebbero essere meno grandiosi e più attenti ai reali bisogni del popolo" ha dichiarato al quotidiano Shanghai Daily Wu Yuoying. Wu è uno dei membri della Conferenza Politica Consultiva del popolo cinese, l'istituzione che insieme all'Assemblea Nazionale del Popolo forma le "due sessioni", che avvieranno i lavori domani (questo articolo).

 

 Se tradizionalmente questi due organi hanno spesso avuto il semplice ruolo di avallare le decisioni prese dal governo, negli ultimi anni è emersa la tendenza a sollevare con discrezione argomenti spinosi, e molti osservatori scommettono che il programma ferroviario sarà uno dei temi più caldi di quest'anno. Con 91mila chilometri di linee passeggeri, quelle cinesi sono le ferrovie più grandi e in alcuni tratti le più veloci al mondo; si calcola che quest'anno si spenderanno 700 miliardi di yuan - circa 76 miliardi di euro - per realizzare 13mila chilometri di nuove tratte ad alta velocità, un programma sul quale è stata spesso battuta la grancassa della retorica nazionalista. Ma nello stesso tempo, da più parti si moltiplicano i timori sul fronte dei finanziamenti: le società che realizzano le linee e i treni sono società statali, che si affidano sempre di più ai bond emessi sulle piazze di Hong Kong e Shanghai, i cui alti interessi sembrano sempre più complicati da ripagare a causa della scarsa redditività di numerosi progetti. Secondo quanto dice da tempo Zhao Jian, professore di economia all'università Jiaotong, i pagamenti degli interessi annuali 2010 sui prestiti per realizzare la linea ad alta velocità che collega Pechino a Tianjin - 100 chilometri che si percorrono in 15 minuti - difficilmente potranno essere pagati grazie ai ricavi che il progetto ha ottenuto lo scorso anno. E molte altre tratte si troverebbero nelle stesse condizioni. 

 

La leadership centrale, intanto prosegue la sua campagna contro la corruzione, un fenomeno che sta suscitando sempre più malcontento tra i cinesi: "Gestire gli abusi di potere sarà uno dei compiti principali del 2011" ha ribadito il primo ministro Wen Jiabao nella chat con i cittadini di domenica scorsa. Resta da vedere se a Liu Zhijun, l'ex potentissimo ministro delle Ferrovie, toccherà la stessa sorte di Zheng Xiaoyu, il capo dell'authority di controllo su cibo e farmaceutici che nel 2007 venne condannato a morte per avere intascato ingenti mazzette da alcune grosse società del settore, o se invece verrà punito con 18 anni di carcere come Chen Liangyu, il capo del Partito di Shanghai. Di sicuro, i tempi in cui dichiarava alla stampa insieme al suo vice che i treni ad alta velocità sono come "dragoni nel cielo", sono ormai solo un ricordo.

 

di Antonio Talia

 

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