Scambi in yuan per i paesi Brics

di Antonio Talia

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Pechino, 8 mar.- Lo yuan cinese per tutti i BRICS: secondo il "Financial Times", il 29 marzo prossimo China Development Bank firmerà a Nuova Delhi un memorandum d'intesa con India, Brasile, Russia e Sudafrica per rendere disponibili prestiti in yuan-renminbi, la moneta cinese.

 

CDB concede principalmente finanziamenti in dollari: sempre secondo le fonti del quotidiano britannico, l'accordo prevede che tutte le altre banche di sviluppo della nazioni emergenti potranno erogare prestiti nelle rispettive valute, in un'iniziativa mirata ad aumentare gli scambi tra i Paesi Brics e a promuovere a scapito del dollaro l'impiego dello yuan nei commerci internazionali e nei finanziamenti cross border. Prosegue la marcia di internazionalizzazione della valuta cinese, nonostante i numerosi controlli a cui è ancora sottoposto il sistema finanziario del Dragone.

 

Ma rendere lo yuan-renminbi una valuta più internazionale significa anche aumentarne la convertibilità, una partita che Pechino deve giocare tenendo conto di diversi fattori. Al momento, il tasso di cambio della valuta del Dragone è sottoposto al controllo del governo: la Banca Centrale fissa un tasso di riferimento e limita le perdite o i guadagni all'interno di una banda di oscillazione che si situa allo 0.5% rispetto a tale livello.  La Cina, inoltre, limita anche la conversione ai fini d'investimento ,e ha ammassato le sue immense riserve in valuta estera- stimate in 3200 miliardi di dollari- anche attraverso la vendita continua di yuan, disposta per evitarne un eccessivo apprezzamento.

 

Dallo scoppio della crisi internazionale i Paesi BRICS si sono espresse più volte contro un sistema finanziario basato su un solo architrave, il dollaro. Nel 2009, ad esempio, il governatore della Banca centrale di Pechino Zhou Xiaochuan lanciò l'idea di impiegare una versione modificata dei Diritti Speciali di Prelievo, moneta "virtuale"del Fondo Monetario Internazionale.

 

Intanto, Pechino, che detiene le più vaste riserve in valuta estera al mondo-stimate in 3200 miliardi di dollari, gran parte delle quali denominate proprio nel biglietto verde- continua a stringere accordi per diffondere la sua moneta: a dicembre il primo ministro cinese Wen Jiabao e il suo omologo giapponese Yoshihiko Noda avevano firmato un accordo con il quale i due i due Paesi si impegnano a ridurre l'impiego del dollaro negli scambi commerciali bilaterali. Il Giappone ha inoltre confermato l'intenzione di acquistare titoli del debito pubblico cinese, aggiungendo per la prima volta il renminbi al suo portafoglio di riserve in valuta estera.

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