Salvagente cinese per l'euro

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina lancia un salvagente all'Europa annaspante nei debiti. «Abbiamo preso misure concrete per aiutare l'Unione europea a gestire la sua crisi debitoria», ha annunciato il vicepremier Wang Qishan, ieri a Pechino inaugurando i colloqui commerciali che si svolgono ogni anno tra Cina e Ue. «Il nostro Governo ha dato pieno sostegno alle misure assunte dall'Unione europea e dal Fondo monetario internazionale per stabilizzare i mercati finanziari, e ha intrapreso subito azioni concrete per aiutare alcuni paesi europei a fronteggiare la crisi del debito sovrano", ha spiegato Wang.
Dopo aver messo sotto tutela finanziaria la Grecia promettendole di sottoscrivere porzioni rilevanti delle sue future emissioni di titoli di Stato, e dopo essere scesa in soccorso del Portogallo per aiutarlo a scacciare i fantasmi del default, ora Pechino lancia velatamente un messaggio politico d'importanza cruciale a tutta l'Unione europea: se in futuro altri paesi del Vecchio Continente dovessero trovarsi a corto di liquidità, potranno contare sulla Cina.
Ma non sarà un sostegno incondizionato. «In questa fase, stiamo prestando la massima attenzione all'evoluzione della crisi debitoria europea con la speranza che quest'ultima sia tenuta sotto controllo», ha ammonito il ministro del Commercio, Chen Deming, parlando al vertice Cina-Ue. «Sotto questo aspetto - ha aggiunto Chen - sarà molto importante vedere cosa accadrà nel primo trimestre del 2011».
Insomma, per poter contare sul sostegno del ricco portafoglio cinese, l'Europa dovrà fare la sua parte nel tenere sotto controllo i conti pubblici di quei paesi dell'Unione che, dopo aver adottato la moneta unica, hanno approfittato dei bassi tassi d'interesse dell'area euro per indebitarsi indiscriminatamente con il mondo intero. E le misure di risanamento necessarie dovranno essere intraprese in tempi rapidi, avverte Pechino, sottolineando il rischio che la crisi debitoria abbia un effetto domino su altre nazioni della Ue.
Ma perché il cavaliere bianco cinese, dopo essere sceso tempestivamente in soccorso di Grecia e Portogallo, è pronto a sostenere l'Europa nel caso di altri brutti scivoloni?
Per due ragioni. La prima è di carattere economico. L'Unione europea è il primo partner commerciale della Cina. Un'eventuale implosione dell'euro, o anche solo una prolungata stagnazione economica del Vecchio Continente, quindi, potrebbe avere un impatto negativo rilevante sulle esportazioni cinesi verso il mercato europeo. Nei primi undici mesi di quest'anno l'interscambio è andato a gonfie vele facendo segnare un incremento del 30% a quota 434 miliardi di dollari.
La seconda è di carattere politico. Tirando fuori dai guai Atene e Lisbona, e garantendo il proprio sostegno finanziario all'Europa intera in caso di bisogno, la Cina stacca una cambiale in bianco con Bruxelles. Una pesante cambiale in bianco che, presto o tardi, Pechino porterà in pagamento con tanto d'interessi. E che l'Europa non potrà rifiutarsi di onorare.
Ieri, è stato lo stesso Chen Deming a ricordare ai partner europei la prima che andrà in scadenza. «Speriamo che l'Unione europea riconosca lo status di economia di mercato della Cina il più presto possibile», ha detto senza troppe cerimonie il ministro del Commercio cinese, rivolgendosi al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia.
La seconda cambiale, che ieri durante i colloqui bilaterali di Pechino nessuno ha menzionato, è ancora più delicata della prima: la rimozione del bando di vendita di armi alla Cina in vigore dal massacro studentesco di Piazza Tiananmen del 1989. Ma, su questo punto, Pechino avrà le sue belle difficoltà a convincere i paesi del Nord Europa, da sempre ostinatamente restii a riaprire al Dragone il proprio mercato delle armi. Gli stessi paesi che, per un curioso paradosso geopolitico, oggi sono quelli che non hanno bisogno della mano tesa del cavaliere bianco cinese.
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22/12/2010