SAFE: ALLONTANIAMOCI DAL DOLLARO

Pechino, 28 lug.- Il dollaro? Per l'accademia cinese "ha perso la sua stabilità di lungo termine", e per l'authority Forex di Pechino può essere oggetto di "diversificazione". A Washington l'accordo tra l'amministrazione Obama e il Congresso sembra ancora lontano e le lancette ticchettano verso il 2 agosto, data superata la quale - senza un patto sull'innalzamento del tetto del debito pubblico - gli Stati Uniti non sarebbero più tecnicamente in grado di pagare i conti in sospeso. Nella capitale cinese, intanto, si lanciano messaggi che suggeriscono un possibile disimpegno dagli investimenti in T-Bonds Made in USA.

 

 

"Continueremo a diversificare l'allocazione degli investimenti derivati dalle nostre riserve e ad ottimizzare i titoli in base alle condizioni di mercato" si legge in un comunicato della SAFE (State Administration of Foreign Exchange), diffuso giovedì in risposta alle domande del pubblico. Secondo l'autorità che controlla le riserve in valuta estera del Dragone e le reinveste in giro per il mondo, il rapido aumento della moneta straniera detenuta da Pechino – cresciuta per una valore pari a 152.8 miliardi di dollari solo nel secondo trimestre di quest'anno - "non è una causa diretta" dell'aumento dell'inflazione, che a giugno è cresciuta del 6.4% raggiungendo i livelli più alti degli ultimi tre anni.

 

 

"Non siamo alla ricerca di riserve su vasta scala, né cerchiamo surplus di lungo termine nella bilancia dei pagamenti con l'estero - ha aggiunto la SAFE -, la Cina necessita solo di sufficienti riserve per mantenere la sua capacità di ripagare il debito, al fine di salvaguardare la stabilità finanziaria della nazione".

 

 

La gran parte delle immense riserve in valuta estera accumulate dal Dragone, tanto grazie ai continui surplus commerciali con l'estero che tramite gli investimenti stranieri – e anche attraverso robusti afflussi di capitali speculativi che puntano su una rivalutazione dello yuan -, viene investita in titoli americani:  dei 3.200 miliardi di dollari detenuti alla fine di giugno, si calcola che circa i due terzi siano costituiti in asset denominati in moneta americana.

 

 

Il valore di questi investimenti può essere oggi messo in pericolo da più parti. In primis c'è il "Quantitative Easing  2" deciso dalla Federal Reserve nel novembre scorso, la manovra che punta a ridare competitività all'economia americana attraverso la stampa e l'acquisto di nuovi titoli, azione che abbassa il valore del dollaro e quindi dei crediti detenuti dalla Cina. Ma dall'altro c'è anche il balletto politico tra repubblicani e democratici in corso in questi giorni a Washington che, se mai dovesse concludersi con una rovinosa caduta, non mancherebbe di danneggiare anche gli interessi di Pechino.

 

 

E mentre la SAFE parla di "diversificazione", a dire chiaramente che il Dragone deve ridurre i suoi asset denominati in dollari è una ricercatrice del governo, Zhang Monan del Centro Statale d'Informazione: "Il dollaro e il debito del governo USA hanno perduto la loro stabilità di lungo periodo-  si legge in un commento pubblicato sempre giovedì dall'esperta del think-tank governativo sul quotidiano Shanghai Securities News -,più alto è il livello del debito americano, maggiore sarà l'impatto sulla stabilità dell'economia cinese".

 

 

Secondo Zhang, a causa degli alti livelli di deficit gli Stati Uniti debbono continuare a stampare moneta per deprezzare il dollaro, e un "terzo giro di quantitative easing sarà inevitabile".

 

 

Zhang Monan si inserisce in un dibattito che va avanti da tempo, tra gli economisti cinesi che ritengono che la Cina debba ridurre i suoi acquisti di debito pubblico americano e quelli che non vedono altra soluzione per gestire le enormi risorse accumulate.

 

 

Ma quali alternative possiede la Cina, con l'Eurozona colpita dalla crisi dei paesi dell'area mediterranea? "La Cina non può impiegare troppe delle sue riserve in materie prime come petrolio, oro e argento - si legge in un'altra nota pubblicata dalla SAFE solo la scorsa settiamana -, visto che tali mercati sono troppo ridotti e soggetti a volatilità".

 

 

"Le società e le famiglie cinesi consumano un'elevata quantità di oro e greggio - continua ancora la SAFE - e se utilizzassimo le nostre riserve per investire maggiormente in questi settori potremmo spingere in alto i prezzi di mercato, ottenendo così ripercussioni sui nostri consumi e sul nostro sviluppo economico". "Speriamo che il governo americano adotti politiche responsabili e misure adatte ad aumentare la fiducia dei mercati finanziari globali e che rispetti e protegga gli interessi degli investitori" concludeva l'authority Forex di Pechino.

 

 

La Cina, per ora, sembra costretta a fronteggiare la supremazia del biglietto verde, quella che il Generale Charles De Gaulle definiva "l'esorbitante privilegio del dollaro".

 

 

di Antonio Talia

 

 

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