RISERVE VALUTA ESTERA DA RECORD, CREDITO ANCORA SU

RISERVE VALUTA ESTERA DA RECORD, CREDITO ANCORA SU
Pechino, 11 gen.- Balzo da record per le riserve in valuta estera detenute dalla Cina, ma anche un volume di prestiti erogati dalle banche che supera il tetto fissato dal governo per il 2010: ecco i contenuti della nuova raffica di dati economici diffusi oggi dalle autorità cinesi. E mentre si attendono le statistiche ufficiali su PIL e inflazione - previste per il 20 gennaio -, l'autorevole quotidiano economico China Securities Journal pubblica le indiscrezioni di fonti anonime vicine al governo, secondo le quali l'anno scorso l'economia cinese sarebbe cresciuta di oltre il 10% e il costo della vita sarebbe aumentato complessivamente del 3.3%

 

 

Le riserve Forex nei forzieri del Dragone

 

 

Erano già le più vaste al mondo, ma nel 2010 hanno registrato un ulteriore aumento da Guinness: i dati resi noti oggi dalla State Administration of Foreign Exchange mostrano che le riserve in valuta estera detenute dalla Cina hanno raggiunto quota 2850 miliardi di dollari, registrando così una crescita del 18.7% rispetto ai livelli del 2009; a determinare il risultato hanno contribuito in maniera determinante gli ultimi due trimestri, nel corso dei quali Pechino ha accumulato rispettivamente 194 e 199 miliardi di dollari in moneta straniera. Nonostante il Dragone non riveli mai l'esatta composizione delle sue riserve Forex, nel settembre dello scorso anno (quando la valuta estera in mano cinese si attestava ancora intorno ai 2450 miliardi di dollari) le solite anonime fonti governative citate dal China Securities Journal rendevano noto che la stragrande maggioranza di esse (65%) era da ritenersi denominata in dollari, seguiti a una certa distanza da bond europei (26%), sterline britanniche (5%) e yen giapponesi (3%), cifre in linea con le proiezioni di economisti e analisti occidentali. E se nei primi mesi del 2010 Pechino sembrava mostrare una certa disaffezione verso i Treasury Bonds Made in USA - smentita poi dagli acquisti attraverso piazze terze come Londra e Hong Kong-, adesso i riflettori sono tutti rivolti verso l'Europa: l'Impero di Mezzo detiene già il 7.3% del debito europeo, ma ha dichiarato di essere interessata ai titoli portoghesi, spagnoli e greci. Questa settimana si attende l'emissione di titoli a lungo e medio termine da parte di Spagna, Portogallo, Olanda, Italia, Germania e Austria, e il vicepremier Li Keqiang ha già dichiarato al primo ministro spagnolo José Luis Zapatero che acquisterà debito spagnolo per circa 6 miliardi di euro. Ma la notizia sul nuovo balzo delle riserve estere del Dragone rischia di avere ripercussioni su una visita di stato di livello ancora più elevato: il presidente Hu Jintao, infatti, volerà la prossima settimana a Washington, dove lo attendono Barack Obama e con ogni probabilità anche nuove polemiche sul tasso di cambio dello yuan. Da tempo gli Stati Uniti chiedono alla Cina di rivalutare la sua moneta – che secondo gli americani viene mantenuta artificialmente al di sotto del valore effettivo - per sanare gli squilibri nella bilancia commerciale tra i due paesi.  E il nuovo record nelle riserve forex non mancherà di gettare altra benzina sul fuoco.

 

 

I nuovi prestiti: troppa liquidità in circolazione

 

 

I dati diffusi oggi mostrano anche come, nonostante tutte le misure messe in campo dalla leadership cinese per frenare la corsa al credito, le banche abbiano sforato i limiti imposti dal governo per il 2010. Lo scorso anno, infatti, l'offerta di moneta è cresciuta del 19.7% contro l'obiettivo ufficiale del +17%; le banche cinesi hanno quindi concesso nuovi prestiti per 7950 miliardi di yuan, ben al di là dei 7500 miliardi fissati da Pechino. I sei aumenti del coefficiente di riserva obbligatoria e i due aumenti dei tassi d'interesse decisi dalla Banca centrale l'anno scorso (a ottobre e a dicembre), insomma, sono riusciti ad arginare solo limitatamente la troppa liquidità in circolazione, dopo il record di 9590 miliardi di yuan in nuovi prestiti immessi dalle banche cinesi sul mercato nel 2009. Con un costo della vita che nel mese di novembre è salito del 5.1% - il livello più alto in circa due anni, ben al di là della soglia del 3% fissata dal governo - la leadership di Pechino dichiara ripetutamente che il nemico da battere nel 2011 sarà proprio l'inflazione.  Ma secondo un recente rapporto pubblicato da Fitch, l'eccezionale crescita del credito registrata nel 2009 non avrebbe registrato rallentamenti neanche nel 2010: l'agenzia di rating sostiene infatti che l'anno scorso gli istituti di credito cinesi si sarebbero limitati a "reimpacchettare" i nuovi prestiti all'interno di prodotti finanziari poi venduti agl'investitori.

 

 

In attesa dei dati ufficiali

 

 

Il 20 gennaio verranno pubblicate le statistiche ufficiali sull'economia cinese nel 2010, ma un articolo pubblicato oggi dal China Securities Journal sostiene che l'anno scorso il PIL sarebbe cresciuto di circa il 10% e l'inflazione sarebbe aumentata del 3.3%. Si tratta di dati in linea con quanto dichiarato la scorsa settimana dal vicepremier Li Keqiang, secondo il quale "l'economia cinese nel 2010 è riuscita comunque a crescere attorno al 10%".

 

di Antonio Talia


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