RIFORME:RICETTA PER LA CRISI

RIFORME:RICETTA PER LA CRISI

Quale sarà il ruolo della Cina nella gestione della crisi globale? Se ne è discusso venerdì scorso a Pechino in occasione della presentazione di tre rapporti redatti dagli studiosi della OECD (Organisation for Economic Co-Operation and Development). L'OECD, fondato nel 1961, è un forum unico nel suo genere che raccoglie 30 paesi - da gran parte dell'UE fino a Stati Uniti, Messico, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, Svizzera e Turchia- per promuovere una crescita economica sostenibile e il mantenimento della stabilità finanziaria. La Cina, insieme a Brasile, India, Indonesia e Sudafrica, potrebbe ben presto entrare a far parte del forum, che pubblica ogni anno circa 250 rapporti sullo stato di salute dell'economia mondiale. A Pechino il Segretario Generale OECD, il messicano Angel Gurrìa, ha introdotto tre dossier dedicati alla Cina: "Encouraging Responsible Business Conduct" (sulle condotte responsabili nel business); "Rural Policy Reviews" (sulle misure per l'agricoltura) e "Reviews of Regulatory Reform" (sulla separazione tra stato e mercato). "Non ci aspettiamo che la Cina vada alla carica, magari armata di una spada e uno scudo, per salvare il resto del mondo dalla crisi- chiarisce subito Gurrìa- ma siamo sicuri che possa fare bene e, facendo bene, dispiegherà i suoi effetti positivi su tutti gli altri paesi. Chi ritiene che una crescita della Cina del 7% nel 2009 sia una brutta notizia non sta tenendo conto del contesto. Il 7% non è di sicuro il 10-12% a cui ci aveva abituato Pechino, e sono consapevole che molti ritengono che +8% sia la quota necessaria per mantenere saldo il paese, ma è pur sempre un risultato fantastico. Moltissimi paesi farebbero carte false per ottenerlo". La presentazione dei rapporti avviene giusto all'indomani del caso Coca Cola-Huiyuan, quando il ministero del Commercio Estero di Pechino ha bloccato l'acquisizione del colosso cinese dei succhi di frutta da parte della multinazionale Usa, ma il Segretario Generale non vuole sentire parlare di protezionismo: "Alla fine del 2007 si diffuse un certo timore sulle acquisizioni di compagnie occidentali da parte dei fondi sovrani di paesi come la Cina. La nostra opinione in merito è sempre la stessa: essere aperti agli investimenti stranieri, non importa da dove vengano. La domanda su chi detiene i soldi degli investimenti è irrilevante, a meno che non si tratti di settori strategici per la difesa nazionale: i paesi più sviluppati hanno tutti gli strumenti legali ed economici per bloccare investimenti scorretti. Sulla questione del protezionismo, oggi come allora, l'OECD invita sempre alla stessa posizione: essere aperti se la controparte è trasparente". Ma quali raccomandazioni e indicazioni alla Cina contengono i tre rapporti? Sul fronte dell'agricoltura, il forum ha sottolineato non solo la consueta disparità tra le città e le zone rurali, ma anche la differenza sempre più schiacciante tra le campagne delle province costiere, che hanno maggiore accesso a prestiti e tecnologie, e quelle dell'interno del paese, ancora particolarmente arretrate. "Non si può parlare di una Cina rurale- si legge nel dossier- ma di molte Cine rurali". L'OECD ha valutato favorevolmente le linee generali che Pechino vuole applicare alle campagne (la cosiddetta 'Nuova Campagna Socialista', o 'NSC'), ma ritiene che ci siano troppi ostacoli alla sua realizzazione: "Le difficoltà risiedono nella frammentazione del settore e in un sistema di governance troppo complesso- scrivono gli analisti del forum- ma anche nell'impreparazione delle autorità locali a gestire i poteri che sono stati loro trasferiti dal governo centrale. Le priorità chiave sono una corretta gestione della terra e un migliore accesso ai servizi, nonché una maggiore diversificazione economica e una migliore protezione dell'ambiente". Il rapporto sulle condotte responsabili nel business contiene diverse considerazioni sugli sforzi che la Cina sta facendo su questioni come la proprietà intellettuale e l'accesso degli investimenti stranieri. "Ma i cataloghi degli investimenti proibiti agli stranieri è incompleto, e quindi non trasparente- sostiene l'OECD- e la presunzione che tutti gli investimenti non proibiti siano consentiti, non funziona proprio a causa di questa incompletezza". Il terzo dossier, infine, contiene un'analisi di tutte le riforme più recenti adottate in Cina. "L'Occidente ha speso tanto, la Cina ha risparmiato tanto- ha concluso Angel Gurrìa- adesso è tempo di coordinare gli sforzi. La Cina, soprattutto, dovrà  puntare sulla spesa pubblica, ad esempio aumentando le garanzie ai cittadini in un campo come la sanità. Solo così potrà raggiungere l'obiettivo di un aumento del consumo interno, dal quale il mondo intero ha di che beneficiare".