RIFORMA YUAN "CONTROLLATA"

RIFORMA YUAN  "CONTROLLATA"

Pechino, 08 mar. - "Graduale e controllata": il ministro del Commercio cinese Chen Deming ha definito  così la riforma del tasso di cambio, in una dichiarazione resa oggi alla stampa ai margini dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo, iniziati venerdì scorso. Da un lato le affermazioni di Chen ribadiscono, attraverso la formula standard utilizzata negli ultimi mesi, la volontà di Pechino di non cedere alle pressioni estere per un apprezzamento dello yuan; d'altra parte, secondo alcuni osservatori, le parole del ministro farebbero intravedere qualche possibilità nel medio termine, soprattutto dopo altre dichiarazioni rese recentemente dal governatore della Banca centrale Zhou Xiaochuan. Lo yuan/renminbi, che è una valuta non convertibile, è stato nuovamente ancorato al dollaro nella seconda metà del 2008 dopo un periodo di lento ma continuo apprezzamento: "Il grado di stabilità dello yuan in tempi di crisi deve essere differente da quello adottato in condizioni normali - ha detto Chen - e le politiche monetarie relative alla moneta sono state parte del pacchetto di stimoli varato dalla Cina contro la crisi globale. L'uscita dal pacchetto di stimoli non significa che tutte queste misure svaniranno; rimarranno in campo, ma si assisterà a una leggera messa a punto di quanto è già stato fatto. La direzione della riforma dello yuan sarà graduale e controllata". Durante il fine settimana il governatore Zhou Xiaochuan si era spinto ancora più in là, in quella che era stata letta come l'affermazione più forte resa finora sulla questione dai più alti livelli decisionali cinesi: "Quella sulla stabilità dello yuan è una politica speciale, varata in tempo di crisi - aveva detto Zhou - e, come tale, verrà presto o tardi abbandonata"; Zhou, tuttavia, non aveva lasciato trasparire nulla su un'eventuale tabella di marcia. La polemica sull'apprezzamento dello yuan ha caratterizzato per mesi le relazioni internazionali tra Cina, Stati Uniti ed Unione europea: Washington e Bruxelles, infatti, da tempo accusano Pechino di mantenere artificialmente basso il valore della sua moneta per sostenere le esportazioni. "Non sottostaremo a nessuna pressione di nessun tipo per costringerci ad un apprezzamento" aveva dichiarato a dicembre il premier Wen Jiabao; una posizione confermata, seppure con toni più morbidi, anche nel discorso di apertura dell'Assemblea Nazionale del Popolo.