Riciclo, dall'Italia un aiuto alla Cina

MILANO
La Cina non diventerà un Wasteland, una terra devastata dall'inquinamento. Perchè questo temibile scenario non si verifichi, il Governo di Pechino ha stanziato somme enormi, destinate a favorire il riciclo di metalli non ferrosi, in primis il piombo.
Mancano le competenze, in Cina, per creare impianti validi in più il Governo ha sguinzagliato i suoi ispettori chiudendo finora centinaia di aziende produttrici di batterie inquinanti. A gennaio è entrata in vigore una legge molto rigida grazie alla quale la Cina è stata costretta a cambiare registro.
Oggi, per la prima volta fuori dai confini cinesi, il consorzio cinese Cmra, ente no profit che si occupa del trattamento di metalli non ferrosi, nato nel 2002, sigla con il Cobat, il suo omologo italiano, un accordo quadro finalizzato allo scambio di know how e all'aiuto reciproco nel settore dello smaltimento, per ora almeno, delle batterie.
La trattativa è stata molto lunga e faticosa. Mesi di contatti e scambi di documentazione, segno che il tema è particolarmente sentito dai cinesi. Conferma Carmine Biello, ad della MerloniProgetti, general contractor del gruppo Fineldo: «Noi abbiamo fatto da sherpa. Per questo siamo contenti di questo epilogo, si tratta di un accordo che abbiamo caldeggiato, anche perchè siamo presenti con un centinaio di impianti in 26 paesi del mondo, abbiamo sedi a Mosca e anche Pechino».
«Ci fa piacere che si stringano contatti - aggiunge - perchè la Cina ha capito che in questo settore non può più affidarsi alla logica del ribasso. Abbiamo visto degli impianti nel cuore della Cina che erano più inquinanti del materiale che avrebbero dovuto smaltire».
Per il presidente di Cobat, che raggruppa aziende produttrici (anche) di batterie, Giancarlo Morandi, è un passo storico: «È un paese che ha bisogno della nostra tecnologia, e noi siamo ben felici di collaborare. In Italia come dimostra la tecnologia dello smaltimento in Adr, siamo avanti di decenni anche rispetto alle indicazioni dell'Unione europea. Non a caso hanno guardato a noi, piuttosto che altri paesi europei».
I contenuti dell'accordo riguardano, in particolare, anche la ricerca e lo sviluppo, attività e mostre e attività comuni, lo scambio di professionalità e il training dedicato alla formazione di esperti. C'è anche una sorta di clausola di riservatezza, com'è logico, dovuta alla necessità di preservare il reciproco know how.
In ogni caso, si tratta di attività davanti alle quali si aprono grandi spazi per le aziende italiane specializzate nello smaltimento delle batterie esauste e nella costruzione di impianti dedicati al riciclo di materiale tossico e inquinante.
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30/06/2011