RIARMO TAIWAN, CINA: "USA RITRATTINO"

RIARMO TAIWAN, CINA: "USA RITRATTINO"

Pechino, 22 set.- I rapporti militari tra Usa e Cina sono a un passo da un nuovo congelamento. E il 'casus belli' è ancora una volta il riarmo di Taiwan. La risposta di Pechino alla decisione degli Stati Uniti di ammodernare la flotta aerea taiwanese non lascia spazio a interpretazioni: "un errore, quello degli Stati Uniti, che minerà le relazioni bilaterali così come gli scambi e la cooperazione militare" ha commentato in un comunicato stampa il vice ministro degli Esteri Zhang Zhijun. "Washington deve quanto prima ritrattare la decisione" ha aggiunto. 

 

Secondo quanto riferito dall'agenzia di stato Xinhua, il ministero gli Esteri avrebbe poi convocato d'urgenza il neoambasciatore statunitense in Cina Gary Locke per esprimergli "forti proteste". E la scena sembra ripetersi: l'anno scorso, la vendita di un carico di armi da 6,4 miliardi di dollari, autorizzata da Bush e approvata da Obama, ha scatenato l'ira di Pechino. Immediato il congelamento dei rapporti militari tra le due super potenze fino la riapertura dei colloqui a fine anno.


Il pacchetto armi da 5,82 miliardi di dollari, proposto dall'amministrazione Obama e che dovrà ora ottenere l'approvazione del Congresso americano, è comprensivo di 145 caccia F-16 dotati di un nuovo sistema radar AESA, presente in numerosi F-16 C/D e in grado di seguire un numero più ampio di obiettivi senza che il segnale venga individuato, missili aria-aria più avanzati e un sistema di individuazione che aiuti i piloti a centrare il bersaglio. Secco il no alla vendita di F-16 C/D di ultima generazione più volte richiesti da Taipei. La richiesta di ammodernamento della flotta aerea taiwanese si è fatta più insistente dopo l'incidente del 13 settembre durante il quale due vecchi F5 si sono schiantati contro un aereo ad est di Taiwan causando la morte di  3 piloti.

 

Sebbene le cause dello schianto siano ancora ignote, gli ufficiali taiwanesi non hanno dubbi: l'Air Force è troppo datata.
Attualmente la flotta dell'ex Formosa è costituita da F-16 A/B di venti anni fa – sono pochi i Paesi al mondo che utilizzano ancora questo genere di jet -, dei caccia French Mirage 2000-5 anch'essi vecchi di 20 anni e da caccia F-5 dell'età di 35 anni. Gli F-16 C/D cui brama Taipei sono in grado di trasportare più bombe e di condurre attacchi più mirati contro bersagli terrestri. Washington aveva spiegato il suo rifiuto alla loro vendita come un "contributo alla stabilità della regione", ma in realtà secondo molti analisti avrebbe avuto lo scopo di placare l'animo del Dragone e tutelare i rapporti sino-statunitensi.

 

Intanto, nonostante il discorso sulle forniture di F-16 C/D sia rimandato, le autorità di Taipei si dicono soddisfatte: "Dopo l'ammodernamento le capacità bellica delle nostre forze aeree sarà notevolmente avanzata" ha commentato il ministro della Difesa taiwanese Kao Hua-chu.

 

Lo schema di gioco degli Stati Uniti non sembra però aver dato frutti: la vendita di armi a Taiwan - isola che si proclama indipendente, ma che per la Cina è parte integrante del proprio territorio – costituisce infatti uno dei principali nodi al pettine nei rapporti tra Pechino e Washington. Sin dalla fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti riforniscono l'ex isola di Formosa di equipaggiamento bellico. Dal fronte cinese, invece, una schiera di 1.500 missili continua da tempo a puntare verso l'altra sponda.

 

di Sonia Montrella

 

RIARMO TAIWAN, USA: "NO F-16"

 

Pechino, 21 set.- Un ammodernamento della flotta aerea F-16 A/B garantirà la stessa qualità rispetto all'invio di 66 nuovi aerei attesi da Taipei. Questa la risposta un ufficiale del governo americano alle nuove richieste di Taiwan di caccia F-16 C/D di ultima generazione. Venerdì scorso, l'amministrazione Obama aveva dichiarato in modo informale che avrebbe fornito all'isola una versione più avanzata e moderna dei vecchi Lockheed Martin F-16 A/B, decisione che il Congresso dovrebbe approvare ufficialmente mercoledì. Tuttavia la vendita del "pacchetto" di armi da 4,2 miliardi di dollari promessa dagli Stati Uniti comprenderebbe soltanto aerei F-16 dotati di un nuovo sistema radar AESA, presente in numerosi jet C/D e in grado di seguire un numero più ampio di obiettivi senza che il segnale venga individuato, missili aria-aria più avanzati e un sistema di individuazione che aiuti i piloti a centrare il bersaglio. Tuttavia Washington non fornirà nuovi motori senza i quali Taiwan non sarebbe in grado di mandare in pensione la sua vecchia flotta

 

Questa decisione potrebbe così costare meno agli Stati Uniti, non solo in termini finanziari. La reazione di Pechino tramite il portavoce del ministero degli Esteri appare chiara: "la Cina si oppone fermamente alla vendita di armi a Taiwan" e scoraggia gli USA al fine di evitare di compromettere le relazioni sino-americane e il loro sviluppo pacifico nello stretto. Per Pechino la decisione Usa di ammodernare la flotta di jet militari taiwanese invia "un segnale estremamente sbagliato" alle forze che sostengono l'indipendenza di Taipei e minaccia "gli interessi centrali" cinesi nell'isolaIl rischio è quello in un nuovo congelamento dei rapporti militari tra i due Paesi, uno stallo in cui sono caduti già lo scorso anno in seguito alla decisione di Obama di vendere 6,4 milioni in armamenti all'ex-Formosa.  Il disgelo è avvenuto quasi un anno dopo con la visita ufficiale di gennaio del presidente cinese Hu Jintao negli USA, seguita da quella del vicepresidente americano Joe Biden in Cina ad agosto. Tuttavia, secondo alcuni analisti - riposta il Washington Post – nonostante Pechino abbia necessità di esprimere il proprio disappunto sugli ultimi accordi, non intende rischiare una nuova interruzione delle relazioni.

 

La questione del riarmo di Taiwan - isola che si proclama indipendente, ma che per la Cina è parte integrante del proprio territorio - è tra le più spinose tra le due potenze economiche. Il ministro della Difesa Nazionale taiwanese Andrew Yang ha affermato durante la conferenza annuale sulla Difesa che "in questi anni la Cina sta reagendo con molta più forza alla vendita di armamenti tra USA e Taiwan, e questo ha reso l'America più prudente". Pechino ha registrato negli ultimi vent'anni una crescita a due cifre della spesa militare e dispone di centinaia di missili e jet da guerra moderni puntati sull'isola. Dal canto loro, gli Stati Uniti sono obbligati da un accordo del 1979 – il Taiwan Relation Act –  a sostenere la sua difesa, e non intendono venir meno agli impegni.

 

Gli esperti della difesa americana tuttavia sostengono che l'ammodernamento della flotta sia insufficiente a ribaltare l'equilibrio militare attualmente a favore della Cina. I circa 300-400 aerei Su-27 e Su-30 - cosiddetti "Flankers"- di progettazione russa e i nuovi missili balistici anti-nave in possesso di Pechino, che Taiwan e Stati Uniti ritengono ormai operativi, fanno prevedere maggiori rischi in caso di intervento nello stretto.  "Realisticamente, un F-16 non è competitivo contro un Flanker" afferma Carlo Kopp, esperto di aviazione militare cinese.

 

di Federica Morese

 

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