Rallenta a sorpresa l'import della Cina

Una decisa frenata nella crescita delle importazioni cinesi fa riesplodere il surplus di Pechino e segnala una moderazione del suo contributo alla crescita globale: in luglio l'import è salito del 22,7% rispetto al +34,1% di giugno, a fronte di un aumento del 38,1% – superiore alle attese – dell'export al record storico di 145,5 miliardi di dollari, il che ha provocato un balzo del 180% del suplus, rispetto a un anno fa, a 28,7 miliardi.
Un dato che ha pesato ieri sui mercati azionari e rilanciato la prospettiva di nuove frizioni commerciali con gli Stati Uniti ormai in clima ormai pre-elettorale. Domani sono attese le cifre sul deficit Usa di giugno, che potrebbe aggirarsi sui 40 miliardi di dollari e rafforzare le sollecitazioni a Pechino perché consenta un più rapido apprezzamento del renmimbi (salito solo dello 0,8% sul dollaro dopo l'annuncio di metà giugno di una maggiore flessibilità).
Torna in primo piano, insomma, la questione degli squilibri commerciali globali. «In vista delle elezioni di medio termine di novembre – sottolinea Brian Jackson della Royal Bank of Canada – il contrasto nelle posizioni commerciali delle due principali economie mondiali rende probabile un aumento delle pressioni di Washington su Pechino sul fronte della valuta». Nell'immediato, le indicazioni di rallentamento della domanda cinese - con le sue possibili conseguenze sulla ripresa generale – hanno avuto un contraccolpo sulle Borse, a partire proprio da quella cinese (che ha accusato un calo di circa il 3%). Debole anche Tokyo (-0,2%), dove si teme un rallentamento dell'export nipponico, anche se la banca centrale non ha modificato ieri il suo outlook sull'economia nonostante il superyen e si è limitata a confermare i tassi allo 0,1% in attesa delle mosse della Fed.
Tra i fattori che continuano a trascinare lo yen, negli ultimi tempi sono emersi anche i forti acquisti cinesi di obbligazioni a breve in yen: un trend emerso a inizio anno ed esploso in maggio e giugno.
Mentre Pechino scopre lo yen, al pari di altri investitori esteri, come «parcheggio sicuro» nella diversificazione dei suoi investimenti – un po' alleggeriti sull'euro – gli ultimi dati evidenziano che l'export cinese verso l'Unione europea non dà segnali di cedimento: in luglio è cresciuto del 5,4% a 28,67 miliardi di dollari dai 27,2 miliardi di giugno, con un incremento del 38,3% rispetto a un anno fa. Il robusto trend dell'export, secondo vari osservatori, finisce per confermare i governanti cinesi nella strategia di un relativo "raffreddamento" di alcuni settori – a partire da quello immobiliare, in cui i prezzi restano su alti livelli – e di graduale fuoriuscita dalle manovre di stimolo all'economia. Il che, però, lascia agli investitori il dubbio che il Paese possa rallentare la sua crescita più delle previsioni.
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11/08/2010