Ragion di Google a Pechino

La decisione di Pechino di rinnovare a Google la licenza per operare in territorio cinese ha messo fine, forse, a mesi di tensioni tra un governo autoritario che vuole mantenere il controllo dei suoi sudditi e un gigante di internet che invece rischierebbe di perdere ogni credibilità se accettasse di censurare i contenuti pescati dal motore di ricerca. La notizia dell'accordo ha fatto subito pensare che il gruppo fondato nel 1998 da Larry Page e Sergey Brin si sia vilmente piegato alle richieste cinesi per evitare di perdere uno dei più importanti mercati del mondo. Realpolitik, si è detto. Non c'è dubbio che un compromesso ci sia stato e che probabilmente il nuovo sito Google.cn sarà diverso da quello attuale che aggira la censura rimandando automaticamente i navigatori cinesi al sito Google di Hong Kong, dove non ci sono i controlli delle autorità. Ma c'è da segnalare un altro aspetto. Il governo cinese avrebbe potuto intensificare la sua campagna anti Google e chiudergli la porta in faccia. Non l'ha fatto. Ha rinnovato la licenza, ha limitato il danno interno e ha evitato di macchiare ulteriormente la sua reputazione internazionale. Forse a prevalere è stato il soft power di internet.

10/07/2010