Qui i Bric formano l'é lite globale

A CURA DI
Micaela Cappellini
Si sono specializzate sui paesi emergenti. Hanno costruito alleanze internazionali, fra di loro e con le firme più prestigiose dell'accademia mondiale. Hanno campus eleganti. Attirano studenti da tutto il pianeta, soprattutto dai paesi limitrofi. E sono entrate di diritto nel novero delle migliori al mondo. È questa la carta d'identità con cui si presentano le business school dei Bric: Brasile, Russia, India e Cina. È qui che gli emergenti preparano la classe dirigente del futuro.
Questi templi dell'istruzione sono per pochi: a parte il caso del Coppead, che nel Brasile di Lula per i suoi Mba non fa pagare nulla, costano tutti dai 30mila dollari in su. Un corso analogo allo Sda Bocconi di Milano si aggira intorno ai 23mila euro. Eppure, le file alle selezioni sono lunghe, e in coda capita anche di vedere qualche faccia occidentale. Di chi preferisce specializzarsi direttamente sul campo per guadagnare punti consistenti agli occhi di un'azienda che vuole aprire i battenti in Asia o in Sudamerica.
Che sfide pongono queste scuole emergenti alle cattedrali del sapere manageriale a stelle e strisce, o a quelle del Vecchio continente? «Di certo dobbiamo aspettarci un aumento della mobilità internazionale», spiega Alberto Grando, direttore dello Sda Bocconi, l'eccellenza italiana in fatto di business school. E però prosegue: «Le classifiche internazionali di solito usano gli Mba come metro di paragone. Ma una business school non è solo questo: bisogna valutare anche in base alla qualità dei corsi Executive, ma soprattutto della ricerca. Che deve essere forte e innovativa».
La competizione è iniziata, ma data la scarsità dei posti in palio rispetto alla domanda, c'è spazio per tutti. Grando preferisce chiamarla «un'oppprtunità a doppio senso». E infatti è appena tornato dalla Fudan University di Shanghai, con cui da anni lo Sda Bocconi ha avviato un corso in cogestione: metà anno a Milano, metà in Cina, e studenti da entrambi i paesi. Qualcosa però ai rivali emergenti lo invidia. È la gioventù, il loro segreto: «I giovani lì sono più curiosi, hanno voglia di scoprire, e di fare. Sanno di essere dei privilegiati in un paese difficile, e vogliono impegnarsi nel dare un contributo».
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02/02/2010