Questo libro vi arricchirà

La rivista Forbes ha appena pubblicato l'elenco annuale delle persone più ricche del mondo. Non ci sono sorprese. È aumentato il numero di multimilionari, e anche il loro patrimonio medio (3.500 milioni di dollari). E benché la maggioranza continui a essere statunitense, la percentuale si va riducendo, mentre aumenta quella dei ricchi dei paesi poveri. Proprio così: paesi poveri come Cina, Brasile, India, Messico, Turchia, Ucraina o Russia producono molti megamilionari. Ed esaminando chi sono e come hanno fatto fortuna, si scopre che in questi paesi poveri, per arrivare all'elenco di Forbes, la vicinanza al governo è una strada più sicura che la vicinanza ai consumatori. Il fattore critico del successo di molti di questi multimilionari è lo Stato, non il mercato.
Ho analizzato l'elenco dei più ricchi mentre leggevo un libro su come e in che cosa spende i soldi la gente che guadagna un dollaro al giorno, ossia il 13% più povero dell'umanità. È il libro più interessante che abbia letto da molto tempo. Si intitola Poor Economics (http://pooreconomics.com/) e gli autori sono Abhijit Banerjee ed Esther Duflo, due docenti del Massachusetts Institute of Technology. Il libro - che sarà pubblicato in inglese ad aprile e suppongo presto tradotto in altre lingue - è alla portata di qualsiasi lettore. È pieno di sorprese e cambierà il nostro modo di pensare sulla povertà e su quello che si deve fare per alleviarla.
Gli autori sono allergici alle grandi generalizzazioni («occorre aumentare l'aiuto internazionale ai paesi poveri» o «l'aiuto internazionale non funziona ed è controproducente»). Sono anche scettici nei confronti di affermazioni non comprovate da dati verificabili e hanno un'ossessione per ottenere informazioni direttamente dai protagonisti del libro: le persone che guadagnano (e devono vivere con) un dollaro al giorno. Banerjee e Duflo si avvalgono di statistiche, osservazioni, interviste ed esperimenti controllati che sottopongono a prove empiriche le ipotesi che vengono avanzate sulle cause della povertà o su cui si basano le politiche governative destinate ad aiutare i poveri. Il loro messaggio centrale è che queste politiche spesso falliscono perché si fondano su presupposti errati riguardo ai poveri, alle loro circostanze e ai loro comportamenti.
Il libro è zeppo di risultati che contraddicono convinzioni profondamente radicate. I loro studi sul campo rivelano, per esempio, che coloro che vivono con un dollaro al giorno non patiscono la fame. Se fossero affamati spenderebbero tutti i loro redditi in generi alimentari. Ma non è così. I dati raccolti da Banerjee e Duflo in 18 paesi rivelano che il cibo rappresenta tra il 36% e il 79% del consumo dei poveri che vivono in campagna, e tra il 53% e il 74% di quelli che vivono nelle città. E per ogni 1% di aumento dei redditi, ne consumano in cibo soltanto lo 0,67%. E questo aumento non è destinato a ottenere un maggior numero di calorie, ma calorie con un sapore più gradevole: «I poveri spendono il 7% del loro budget totale in zucchero, che come fonte di calorie è più caro dei cereali e ha scarso valore nutrizionale». Perché Oucha Mbarbk, un marocchino in stato di estrema povertà, ha compiuto sforzi straordinari per comprare un televisore, un'antenna parabolica e un apparecchio per vedere film in DVD? Perché non è detto che avere molti figli impoverisca ancora di più i poveri? E perché i più poveri devono chiedere un prestito (pagando un interesse annuo del 42%) per poter risparmiare? Perché per i bambini più poveri andare a scuola non significa necessariamente conseguire un maggior grado di istruzione? Ogni anno 9 milioni di bambini muoiono prima di compiere i cinque anni e, di questi, uno ogni cinque muore di diarrea. Sono i figli di coloro che vivono con un dollaro al giorno. Molte di queste morti potrebbero essere evitate se si utilizzassero più diffusamente soluzioni di reidratazione orale, i cui ingredienti fondamentali sono sale e zucchero. Questo tuttavia non succede. In India, un terzo dei bambini con meno di cinque anni colpiti da diarrea non riceve mai una reidratazione orale.
Il libro, oltre a porre domande cruciali, fornisce risposte e anche soluzioni pratiche. La sua premessa è che il comportamento dei poveri risponda a incentivi, dipende dall'informazione che hanno (con frequenza insufficiente o sbagliata), e alla grande razionalità con cui gestiscono gli enormi rischi che devono affrontare.
No, non sono diversi dal resto di noi. Però finora li abbiamo trattati come se lo fossero. Leggete questo libro e vedrete il mondo con occhi diversi. E anche i ricchi di Forbes.
(traduzione di Lidia Filippone)

RICCHEZZA ED EQUITÀ


IN TESTA

Carlos Slim, messicano, 70 anni, è l'uomo più ricco al mondo per Forbes: patrimonio da 74 miliardi di dollari


NEL MONDO

Sono 1.210 i miliardari: la Cina ha raddoppiato i super-ricchi ma Mosca è la città che ne conta di più


GLI ITALIANI

Per Forbes 32° posto per Michele Ferrero (18 miliardi). Al 71° Leonardo Del Vecchio e al 118° Berlusconi


COEFFICIENTE GINILa Danimarca è

il paese con il miglior indice relativo a un'equa distribuzione della richezza


DISUGUAGLIANZE

Italia al 52° posto della graduatoria Gini (peggio dell'Egitto), Usa al 74° (preceduti da Turchia e Tunisia)



13/03/2011