Quelle relazioni pericolose tra Washington e Pechino

Alla luce dei risultati del quarto trimestre la congiuntura mostra tutte le sue crepe di diplomazia scarsa e debito eccessivo. Non sono tanto i brutti dati in arrivo dagli States (sussidi di disoccupazione e produttività non agricola peggiori del previsto) a deprimere i listini quanto il livello del debito e le relazioni - quali quelle strategiche tra Washington e Pechino – gestite con troppa disinvoltura. Recuperare la forma virtuosa del Patto di Stabilità e rimettere in linea i conti pubblici davanti all'occhio inflessibile degli specchi di Maastricht si può e c'è tempo fino a marzo per impostare la dieta. Solo in primavera, parola di Trichet, si dirà addio alle giuggiole della tolleranza e inizieranno a sbarrarsi le diverse Exit strategies. La prima tavola a chiudere il pozzo dell'emergenza è arrivata dal disastroso fallimento in asta dei titoli di Stato portoghesi. Senza attendere i moniti di Trichet alla Spagna non restava che adeguarsi e varare il severo piano anti-deficit rivedendo le pensioni e dimenticandosi i salari nel freezer. Ma ai listini non basta il sollievo dal debito. I due pilastri di Tokyo e Wall Street vengono scossi alle fondamenta non solo dall'imbarazzante empasse di Toyota (a catena su tutti i titoli ciclici) ma soprattutto dalle tensioni con la Cina (prima Google, ora il Dalai Lama) che resta sempre il primo finanziatore, appunto, del debito Usa.

06/02/2010