Quel « cinese» nel governo americano

NEW YORK. Dal nostro inviato
Commesse, commesse, e ancora commesse. Erano queste le priorità di Barack Obama per il summit con il presidente Hu Jintao. E commesse sono state.
Le ha meticolosamente elencate lo stesso Obama in un incontro con la stampa assieme a Hu in cui ha parlato di «affari per oltre 45 miliardi di dollari che aumenteranno le esportazioni aiutando a sostenere circa 235mila posti di lavoro negli Stati Uniti». Per Obama e l'industria Usa è una bella boccata di ossigeno, oltre che un chiaro riconoscimento commerciale. E una parte non insignificante del merito va al ministro responsabile, il segretario al Commercio Gary Locke. Difficilmente Pechino avrebbe potuto trovare una controparte più adatta. Non solo perché Locke è di origini cinesi e parla la lingua ma perché da anni coltiva rapporti legali, commerciali e personali con la terra dei suoi nonni. Era stato lui a rendere possibile la prima visita ufficiale negli Stati Uniti di Hu Jintao quattro anni fa nella sua Seattle. E in seguito aveva avuto due importanti riconoscimenti da Pechino: era stato uno dei pochissimi politici americani ad avere un incontro privato con il premier Wen Jiabao e, nel 2008, aveva corso una frazione della lunga staffetta che ha portato la torcia olimpica nello stadio nazionale, il cosiddetto Nido d'uccello.
Nome - Gary - e cognome - Locke - suonano americanissimi . Il secondo nome, Faye, anche. Seppur molto originale. Ma la realtà è che l'attuale segretario al Commercio americano è nato da genitori cinesi (emigrati da Hong Kong ma originari del Guangdong, una provincia sulla costa meridionale cinese) e il suo nome originale era Lok Gaa-Fai. L'inglese lo ha imparato solo a cinque anni, quando ha cominciato a frequentare le scuole pubbliche di Seattle. E da allora, la sua è stata la più classica delle ascese da American Dream. Dopo essersi laureato a Yale, ha completato un dottorato in Legge all'Università di Boston e nel 1993 è diventato il primo sino-americano a essere eletto leader della Contea King, quella della nativa Seattle. Tre anni dopo il grande salto, quando ha sorpreso tutti vincendo le elezioni a governatore dello stato di Washington. Primo americano di origini cinesi a occupare una poltrona di governatore.
Vista la popolarità di cui godeva, avrebbe quasi certamente potuto andare oltre il secondo mandato se nel 2003 non avesse deciso di non ricandidarsi. Ufficialmente «per dedicare più tempo alla mia famiglia». Ma tutti gli osservatori locali attribuirono la decisione all'ondata di rabbia e alle minacce xenofobe contro di lui suscitate dal fatto che pochi mesi prima era stato scelto dal partito democratico per rispondere al discorso sullo Stato dell'Unione dell'allora presidente George W. Bush. Con i risultati di ieri, difficilmente qualcuno gli dirà più di tornarsene in Cina.
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20/01/2011