Quei bonus di Cina e Goldman

di Moisés Naím
La Cina ha appena annunciato che una pioggia di denaro si è abbattuta sul paese. O, per dirla in maniera un po' più tecnica, secondo la Banca centrale cinese alla fine del secondo trimestre di quest'anno le riserve internazionali hanno superato quota 2 miliardi di dollari. Inoltre, nello stesso periodo, l'economia del Celeste Impero è cresciuta dell'8 per cento. Lo stesso sta succedendo in India, dove, nonostante la crisi mondiale, quest'anno anche l'economia crescerà in misura analoga. Per contestualizzare questi dati basti sapere che in questi stessi giorni si è appreso che l'economia russa ha perso oltre il 10% dall'inizio dell'anno e che le riserve internazionali sono calate pesantemente e continuano sulla loro china discendente.
Ma non è solo ai cinesi che le cose vanno bene. Per la Goldman Sachs e la J.P. Morgan, le due maxibanche americane, la crisi è quello che succede agli altri. Le due società hanno appena annunciato che nel secondo trimestre di quest'anno hanno registrato guadagni spettacolari. La Goldman Sachs ha anche annunciato che verserà ai suoi dirigenti 11,4 miliardi di dollari di bonus. Non male per un anno in cui l'economia mondiale è prostrata e la disoccupazione continua a crescere quasi ovunque.
In queste notizie forse ci sono indizi del mondo che ci attende. La tormenta economica mondiale comincia a scemare, ma continua a seminare devastazione e a cambiare molte cose. Le sorprese non sono finite. Istituzioni che credevamo forti e permanenti si sono rivelate fragili e transitorie (General Motors, Aig) e persone di cui non avevamo mai sentito parlare si sono trasformate in simboli della nostra epoca (Bernard Madoff). Anche se è impossibile descrivere con precisione quale aspetto avrà il panorama mondiale quando questa crisi sarà passata, la performance di Cina e India, quella delle superbanche statunitensi o la catastrofe economica della Russia gettano luce sulla direzione in cui stiamo andando.
Cina e India non sono invulnerabili e la probabilità che incorrano in incidenti (politici, ecologici, militari, finanziari) capaci di rallentarne lo sviluppo non è da escludere. Ma è indiscutibile che fino a questo momento la loro perfomance è stata stratosferica. Il reddito medio di un cinese oggi è 1.000 volte più alto di com'era nel 1980, e in India 230 volte più alto. Nessun altro paese al mondo ha registrato risultati del genere nello stesso periodo. Ci sono molte ragioni che spiegano questo evento, ma il fatto che entrambi i paesi si siano maggiormente aperti e integrati nell'economia mondiale sicuramente ha aiutato. Un decennio fa, ad esempio, gli scambi col resto del mondo rappresentavano solo un terzo dell'economia cinese e un quarto di quella indiana. Oggi il commercio internazionale genera più della metà dell'attività economica di questi due paesi e nel caso della Cina prima dello scoppio della crisi, nel 2007, generava quasi il 70 per cento.
Dopo la crisi, sia Pechino che Nuova Delhi sembrano essere riuscite a sostituire la domanda dei mercati esteri, penalizzata dalla recessione, con i consumi interni. Mano a mano che gli altri paesi si riprenderanno, l'India e la Cina potranno recuperare questi mercati esteri con in più la certezza di poter contare su una maggiore domanda dei consumatori interni.
Il segnale che inviano queste statistiche è che i due giganti asiatici erano in ottima forma e che la crisi non ha inflitto loro gli stessi danni che ha inflitto ad altri importanti protagonisti della scena internazionale, come ad esempio la Russia. E che se proseguiranno su questa strada, quello che succede in Cina e in India ci riguarderà sempre di più.
I risultati della Goldman Sachs e della J.P. Morgan contengono segnali riguardo al mondo che verrà. Confermano che la concorrenza è una delle vittime lasciate sul terreno dal salvataggio del sistema finanziario. Ridare vigore al credito e impedire il collasso del sistema sono state le priorità seguite, giustamente, da chi si è assunto il compito di risuscitare il moribondo settore finanziario. Nel corso di questo processo, il numero dei concorrenti è diminuito ed è aumentata la concentrazione del potere politico e finanziario. La buona notizia è che c'è ancora tempo per impedire che il monopolio e la creazione di cartelli all'interno del sistema finanziario diventino aspetti fondamentali della nuova economia mondiale. Sperando che oltre al tempo ci sia anche la volontà di farlo.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
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21/07/2009