Quattordici intese con Pechino

MILANO
Cina e Italia ora fanno sul serio. Si profilano, in un sol colpo, accordi commerciali per oltre tre miliardi di dollari, pari al totale delle due ultime missioni cinesi in Italia guidate, rispettivamente, dal presidente Hu Jintao nel luglio del 2009 e, lo scorso ottobre, dal premier Wen Jabao. Il che porta a sei miliardi in due anni il peso dei nuovi accordi, prova tangibile dell'ottimo stato di salute in cui versano le relazioni economiche tra i due paesi.
Toccherà domani al vice presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping, designato alla successione di Hu Jintao, siglare ben 14 intese bilaterali che spaziano dalle telecomunicazioni all'energia, dalla farmaceutica alla moda alla cantieristica.
In cima alla lista degli accordi che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, c'è l'intesa tra Huawei e Telecom Italia per un accordo strategico quinquennale sullo sviluppo della banda larga. Intesa che testimonia l'interesse della multinazionale cinese delle tlc per il nostro paese: dopo gli accordi strategici con Wind e, nel mese di ottobre del 2010, con Vodafone Italia, Huawei ora "chiude" anche con Telecom un accordo di ampio respiro. In aggiunta stringe un accordo anche con Linkem, un operatore di dimensioni più ridotte, ma molto vivace, attivo in un settore in crescita, quello basato sulle licenze wi-max.
Telecomunicazioni in primo piano, dunque, anche perchè sul fronte delle intese si profila anche Wind con un finanziamento con China development bank.
C'è però spazio anche per l'energia classica e alternativa e per l'automotive, con accordi che coinvolgono le italiane Comau, Fiat Powertrain, Nuovo Pignone e Safe gas.
Molto vivace anche il fondo Mandarin che anche in questo giro sigla ben tre accordi, di cui due con società cinesi in un settore nel quale la Cina, stando alle linee guida del nuovo piano quinquennale, investirà ingenti capitali: la sanità. Ma spunta anche la moda, che tanto piace ai cinesi, come sta a dimostrare l'accordo che coinvolge Miroglio mentre fa piacere spuntando la lista notare la presenza di un laboratorio del made in Italy, l'istituto Marangoni, che ha siglato un accordo quadro con il Beijng international center.
Non poteva mancare il gruppo Rizzo-Bottiglieri-De Carlini, gli armatori campani che hanno avviato con la Cina, in particolare con i cantieri di Shanghai, un'intensa collaborazione per la costruzione di enormi navi portacontainer. La prima è stata varata a fine 2010.
«I cinesi le volevano a tutti i costi - dice, con una punta di orgoglio, Grazia Bottiglieri - e, per farle, hanno scelto proprio noi». Partnership confermata, dunque, dal momento che il gruppo siglerà un accordo quadro economico per il finanziamento di futuri investimenti cinesi.
Se l'influenza del personaggio si dovesse misurare dal valore degli accordi commerciali, vien da dire, allora, che il vice presidente Xi Jinping, fin d'ora possiede una marcia in più.
In realtà, stando anche alle indiscrezioni che circolano in queste ore, Xi sembra profilarsi come un futuro presidente molto attento alla dimensione economica: ha voluto espressamente far tappa a Milano, cuore della business community italiana, e ha anche chiesto di visitare il polo sanitario del san Raffaele, una realtà di grande interesse per un paese come la Cina, alle prese con una improrogabile riforma del welfare. A partire dalla razionalizzazione delle strutture e della rete ospedaliera.
rita.fatiguso@ilsole24ore.com
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02/06/2011