Quanto piace il laureato cinese

«Due per Ferragamo!». «Uno per Fendi!». Dal microfono parte la chiamata all'indirizzo dei ragazzi cinesi seduti nell'auditorium di Assolombarda. E tre di loro, griffati dalla testa ai piedi, schizzano dalle poltrone per fiondarsi nelle salette allestite per gli incontri one to one con i selezionatori delle due aziende cult del made in Italy.
Cercano personale cinese ben educato, congrua esperienza, da impiegare come direttori dei negozi monomarca in Italia, ma anche in quelli cinesi, dato che la Cina è la vera frontiera del lusso. Quelle del fashion sembrano le più amate tra le realtà che hanno chiesto uno stand: da Tenova (gruppo Techint) a Lavazza, da Pirelli Tyre a Ferragamo, Max Mara, Fendi, Renzorosso, Brembo, GiGroup. Più defilata, in un angolo tranquillo c'è anche Prada. Tutte hanno investito o pianificato nuovi investimenti cinesi.
È il primo Italy China Career Day, organizzato dalla Fondazione Italia-Cina con il sostegno di Tenova, che in Cina, a Tangu, vicino Pechino, applica l'innovativa tecnologia Consteel per la fusione di metalli. Cercano dipendenti e manager cinesi, figure bifronte che sappiano stare a cavallo tra due mondi. Ben 30 aziende per 160 giovani laureandi, neolaureati e dottorandi cinesi. Interviste, colloqui mirati, tanta emozione, tanta ambizione. Alcuni studiano nelle nostre università, «ambasciatori della cultura cinese nel mondo», come ama definirli l'ambasciatore Ding Wei (nell'ultimo anno accademico erano 4.600), ma ci sono anche i figli di immigrati, ragazzi di seconda generazione, sospesi tra Cina e Italia, tra vecchie e nuove radici. È la prima volta, ma anche una prova generale di scenari futuri. Ragazzi cinesi educati in Italia che accolgono in alberghi cinesi turisti italiani. Ingegneri di origine cinese che preparano in Italia tecnici italiani da spedire nella sede cinese di una multinazionale italiana. Certo, niente a che vedere con le spettacolari fiere cinesi itineranti con laureandi o laureati che si sfidano all'arma bianca per un semplice colloquio. Ma è l'inizio.
«Oggi le imprese che già operano lì hanno compreso l'importanza di affiancare personale cinese altamente qualificato al proprio team di lavoro», dice Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia-Cina. «C'è un lavoro enorme da fare - gli fa eco Maurizio Uboldi di GiGroup - sul reclutamento delle risorse umane anche in Cina». Cruciale il tam tam partito nella comunità delle seconde generazioni lanciato da Associna. Marco Wong, il presidente, ex dirigente Huawei, multinazionale della telefonia con sede a Shenzhen, si dice sorpreso: «Non me l'aspettavo, una partecipazione così compatta e convinta». Sapranno muoversi tra i due mondi? «Direi di sì, hanno la possibilità di sviluppare una doppia identità preziosa, se sapranno affiancare a quella cinese quella italiana, saranno più forti». Troppo cinesi per gli italiani, troppo italiani per i cinesi? Chissà. Se questo è il First Italy China career day, di certo non sarà l'ultimo.
www.ilsole24ore.com/
ritafatiguso.blog
© RIPRODUZIONE RISERVATA

17/02/2011