QUANT'È DISTANTE LA COREA?

QUANT'È DISTANTE LA COREA?

Ningbo, 25 nov.- E' un piccolo giorno per l'umanità, ma è anche un giorno importante. I miei vicini di casa, i coreani, hanno iniziato a scambiarsi colpi di cannonate. Gli americani stanno arrivando con una portaerei e il governo cinese si sta scervellando su come scaricare la Corea del Nord senza rimetterci la faccia e senza perdere il loro stato cuscinetto preferito.

 

Qualche anno fa passeggiando per Battery Park a New York mi trovai di fronte un monumento dedicato alla guerra di Corea. La sensazione fu che si trattava di qualcosa di estremamente lontano nel tempo (1950!) e nello spazio (chi c'è mai stato? dove sta esattamente?). Con stupore scoprivo che tra i Paesi belligeranti menzionati c'era anche l'Italia, da poco rientrata nel gruppo dei buoni, al servizio della risoluzione 84 delle Nazioni Unite. Ieri leggo delle cannonate tra le due Coree e mi rendo conto che il confine conteso è a circa 800km da Shanghai. Mumble. Mumble.

 


Ma la vita a Ningbo prosegue serenamente, allietata dalle notizie che giungono dall'Italia. Uova contro il Senato e assedio della Camera in occasione della votazione della riforma dell'università. Sono amante del genere (ognuno ha le sue perversioni, rispettate le mie) e ho seguito i lavori via radio, così come avevo fatto per la precedente dozzina di riforme, controriforme, mezze riforme e proposte di riforma (...D'Onofrio, Berlinguer, Moratti, Mussi, Gelmini...). Per fortuna mi trovo a 9850 km da piazza Colonna e la politica non è più il mio hobby preferito. Si vive molto meglio!

 


Sabato ho partecipato alla cerimonia delle lauree magistrali della mia università. L'aula magna era per metà colma di studenti con toga nera e tocco, per metà piena di genitori cinesi ma anche russi, africani, europei, asiatici. Sul palco con me 30 colleghi in toga e cappello. Ho imparato in questa occasione che gli accademici inglesi indossano nelle cerimonie ufficiali la toga e il copricapo ricevuto in occasione del conseguimento del titolo nella propria università. Cappello rigido per i master, grande berretto tondo e morbido per i dottori di ricerca. Ogni università britannica ha toghe e berretti di colore e tagli differenti per ogni livello di educazione (Bachelor, Master, PhD eccetera) e per ogni facoltà o scuola.

 


Gli accademici si portano dietro per 30 anni di carriera la toga e il berretto del proprio dottorato. Il mio preside mi chiede come mai non avessi la toga con i colori della mia università e come mai avessi preso in prestito quella di Nottingham, rossa e nera per i PhD. Avrei dovuto rispondere che in Italia non ci sono toghe (e tra un po' non ci saranno più neanche università!). Mi sono vergognato e gli ho detto che l'avevo dimenticata a Roma. Ma lui insiste: "Dove ti sei dottorato che colori avete?". E io, "Mumble Mumble. Il mio dottorato è dell'Università di Milano. La mia toga è nera e...ROSA!". Sono stato piuttosto convincente e la cerimonia si è conclusa senza intoppi con l'inno nazionale britannico (Dio salvi la regina) e l'inno nazionale cinese (La marcia dei volontari).

 


Non vorrei sembrare patetico, ma l'inno nazionale cinese è fichissimo, sincopato, potente e allegro. L'immagine dell'aula magna gremita davanti a me è stata piuttosto emozionante. Mi è venuto in mente il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Erano davanti a me, spesso con mani o vestiti da agricoltore e da operaio. In piedi, emozionati per i figli, orgogliosi di loro e della propria nazione.

 

Andrea Bernardi, lecturer in Organisational Behaviour presso The University of Nottingham, China Campus, Ningbo.

 

 

La rubrica "Lettere dalla Cina" ospita gli interventi di giovani italiani che vivono e lavorano in Cina, offrendo spunti di vita quotidiana e riflessioni originali. Andrea Bernardi, Corrado Gotti Tedeschi, Elisa Ferrero e Gianluca Morgese.

 

 

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