Quadri e manager italiani nella rete del Fisco cinese

Manovra fiscale all'ombra della Grande Muraglia con una stretta per i lavoratori stranieri che prestano la loro attività in Cina.
Dal 1° settembre sono entrate in vigore le modifiche all'Individual income tax con i nuovi scaglioni di imposte sulle persone e una rimodulazione delle aliquote. Ora sono sette, dal 3 al 45%, rispetto alle precedenti nove fasce. Varia anche la quota di esenzione mensile: per il personale locale è passata a circa 400 euro dai 230 pre-riforma mentre gli stranieri - tecnicamente definiti "espatriati" - è restata ferma all'equivalente di 550 euro. L'effetto immediato è l'alleggerimento del carico fiscale per il personale locale mentre per i soggetti non cinesi le misure accentuano la pressione quando la busta paga supera i 2mila euro al mese. In altre parole, la certezza di un rincaro per tutti gli espatriati.
Per le aziende è inoltre in arrivo un aumento del costo del lavoro per il lavoratore straniero quando entrerà in vigore la riforma previdenziale che li riguarda. È previsto, in via generale, che gli stranieri debbano o possano contribuire al sistema di sicurezza sociale cinese. Il condizionale è d'obbligo vista la mancanza dei relativi "decreti attuativi". «Le misure preliminari equiparano i lavoratori stranieri ai cinesi ma non è chiare se le aliquote contributive saranno le stesse» spiega Paolo Valente, General manager della sede di Shanghai della Diacron business consulting, società specializzata nei servizi di natura societaria, fiscale e contabile per le aziende.
In governo di Pechino da qualche anno ha fatto crescere il peso fiscale sulle società straniere in Cina, abolendo tutte le agevolazioni fiscali e la tax holiday, l'esenzione per i primi due anni di attività e poi tasse dimezzate per altri tre. «Con l'aumento del carico fiscale, la crescita del costo del lavoro e delle materie prime portano a un peggioramento delle condizioni per il business occidentale» rimarca il General manager.
Per i lavoratori stranieri la buona notizia è che i benefit in natura continuano a restare esclusi da ogni imposta sul reddito. Si tratta di voci importanti per il personale e comprendono le spese di vitto, alloggio e lavanderia, le indennità di trasferimento, il rimborso per le spese di viaggio, il rientro in Italia ma anche le spese di educazione per i figli e i corsi di lingua.
È un fisco insolito quello cinese che per ridurre gli scaglioni si ispira, o sembra copiare, i modelli occidentali e che, nel caso di ritardo nella presentazione della dichiarazione mensili applica interessi di mora dello 0,05% al giorno.
enrico.netti@ilsole24ore.com
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12/09/2011