PUTIN A PECHINO: AFFARI ED ENERGIA

Pechino, 11 ott.- Il primo ministro russo Vladimir Putin atterra martedì a Pechino per un viaggio di Stato della durata di due giorni, nel quale punta a diversificare gli scambi commerciali e a rinsaldare la collaborazione con la Cina, mentre continuano gli interminabili negoziati sul prezzo delle forniture di gas russo al Dragone. Si tratta del primo viaggio all'estero da quando Vladimir Putin ha annunciato che si ricandiderà come presidente alle prossime elezioni.

 

"Le due nazioni non pianificano ancora di siglare un accordo sul prezzo del gas" ha dichiarato ai reporter il capo di gabinetto di Putin, Yury Ushakov. Secondo il vicepremier russo Igor Sechin, Putin "discuterà con i leader cinesi di tutte le questioni relative alla collaborazione energetica nel campo del gas e del petrolio, e si potranno chiarire molte incomprensioni".

 

Gazprom progetta da tempo di vendere alla Cina 30 miliardi di metri cubi di gas all'anno per 30 anni a partire dal 2015, trasportandoli attraverso la regione dell'Altai verso il confine nordoccidentale della Cina. Esiste inoltre un altro progetto di pipeline che potrebbe portare tale quantità fino a 68 miliardi di metri cubi di gas all'anno, cifra che corrisponde a più del 75% degli 88.7 miliardi di metri cubi consumati dal Dragone nel 2009 secondo le statistiche BP. La fornitura alla Cina consentirebbe a Mosca di diversificare i suoi mercati e non dipendere esclusivamente dall'Europa come unico cliente ma, come fanno notare diversi analisti, finora tali pipeline esistono quasi per intero solo sulla carta.

 

I negoziati, si sono sistematicamente arenati a causa di profonde divergenze sul prezzo, l'ultima volta nell'agosto scorso. Laddove Mosca insiste per applicare alle forniture rivolte alla Cina una parità di prezzo con le forniture vendute all'Europa –dove i clienti del gigante russo pagano in media tra i 400 e i 450 dollari per migliaio di metri cubi- l'offerta della Cina è di 235 dollari a migliaio di metri cubi.

 

Putin ha dichiarato che nel 2020 gli interscambi commerciali tra il Dragone e l'Orso russo potranno raggiungere quota 200 miliardi di dollari e molti osservatori attribuiscono un valore particolare alla scelta di visitare la Cina subito dopo aver annunciato la ricandidatura alle presidenziali del 2012: l'uomo forte di Mosca punta a sviluppare legami ancora più saldi con la Cina, ad di là di un certo comune sentire nelle questioni internazionali, come ha dimostrato il recente veto congiunto esercitato dalle due nazioni in sede di Consiglio di Sicurezza ONU per bloccare la risoluzione contro il regime di Assad in Siria, che sta sanguinosamente reprimendo le rivolte popolari innescate dalla "primavera araba".

 

Negli ultimi anni si è assistito a un massiccio incremento degli scambi tra i due paesi: secondo il ministero cinese del Commercio, a luglio gli scambi bilaterali sono cresciuti del 37.4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, fino a raggiungere la quota record di 42.2 miliardi di dollari, e potrebbero raggiungere i 70 miliardi di dollari alla fine del 2011.

 

Oltre a incontrare il suo omologo Wen Jiabao, Putin incontrerà il presidente Hu Jintao e altri leader cinesi.

 

Ma dietro i sorrisi dell'intesa russo-cinese, secondo molti osservatori, si celano numerose tensioni: secondo un dossier recentemente pubblicato dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), le due nazioni collaborano solo episodicamente su argomenti di interesse comune, ma senza condividere una visione strategica, e nel lungo periodo "si percepiscono vicendevolmente come un pericolo".

 

di Antonio Talia

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